PAPA FRANCESCO: LA MAFIA NON HA COLORE, È NOSTRA

DI LUCA SOLDI

 

 

Due i concetti emersi nel corso dell’incontro, dell’udienza di Papa Francesco, gli scorsi giorni, con gli studenti ed i docenti dell’Istituto San Carlo di Milano, nell’Aula Paolo VI, sul tema dei migranti e delle paure “costruite” del nostro tempo: “Non abbiate paura dei migranti. I migranti siamo noi, Gesù è stato migrante”.

Parole forti che mettono in discussione le certezze di tanta politica dei nostri giorni.

Si perché il centro del messaggio del Pontefice è quindi il concetto di accoglienza e integrazione: “Un cuore aperto per accogliere: se io ho il cuore razzista devo esaminare il perché e convertirmi. Gli immigrati vanno ricevuti, accompagnati e integrati in un interscambio di valori. Questa è la bellezza di accogliere per diventare più ricchi di cultura, nella crescita, alzare muri non serve. Io vi dico: insegnate ai giovani a crescere nella cultura dell’incontro e a crescere con le differenze, si cresce con il confronto”.

Altro punto, fortemente collegato, dalle strumentalizzazioni della politica risulta il nesso che si vuole far passare come conseguente, dell’identificazione di alcuni fenomeni di illegali come strettamente collegabili a mafie legate alle etnie.

Il Papa ha anche lanciato un affondo contro la mafia, l’ennesimo, specificando come si tratti di un male endogeno e non nato a causa dell’immigrazione.

“Qualcuno può dire ‘Ma sono delinquenti’. Anche noi ne abbiamo tanti. La mafia non è stata inventata dai nigeriani. La mafia è un ‘valore nazionale’, è nostra, è italiana. Tutti abbiamo la possibilità di essere delinquenti. I migranti ci portano ricchezza perché l’Europa è stata fatta da migranti”.

Continuando nel suo discorso sul tema dell’integrazione, il Pontefice ha anche messo l’accento sul valore di una società multietnica.

“Ringraziamo Dio, perché il dialogo tra persone, culture ed etnie è la ricchezza”.

Non sono mancate parole dure contro chi usa la paura dell’altro per costruire muri e barriere, criticando un comportamento tanto abietto: “Oggi c’è la tentazione di fare una cultura dei muri, di alzare muri nel cuore, per impedire questo incontro con altre culture. Chi alza un muro finirà schiavo dentro i muri costruiti, senza orizzonti”.