QUANTO E’ DURA LA VITA DEL LEGHISTA

DI MARIO PIAZZA

Il generalmente truce elettorato della Lega sembra essere ghiotto di cattiveria e cinismo, ma i sondaggi ci dicono che forse comincia a soffrire per la quotidiana perdita di credibilità del loro “capitano”.

Si può essere razzisti, xenofobi, omofobi, maschilisti, oscurantisti, rozzi, ipocriti e abbrutiti dai troppi spritz e dall’ignoranza più devastante, ma quando tutti i santi giorni i più clamorosi fallimenti vengono convertiti in trionfi e la realtà viene distorta declamando panzane e costruendo “fake news” prima o poi il dubbio che qualcosa non stia funzionando viene per forza.

Obnubilati dall’odio e dalle frustrazioni si può accettare senza batter ciglio che il capitano definisca sicuro un paese dove i jet bombardano una popolazione in parte terrorizzata ed in parte impegnata a mitragliarsi reciprocamente.

Sono però lo stesso odio e le stesse frustrazioni che fanno torcere le viscere del leghista nel constatare che gli sbarchi continuano, che le frontiere del nord-est sono un colabrodo, che i rimpatri sono soltanto chiacchiere e che ogni alzata d’ingegno per rendere impossibile la vita agli immigrati e a chi li aiuta si infrange prima o poi contro le solide fondamenta democratiche di un Paese che ha visto di peggio, di molto peggio.

Tolta la furia razzista, rimane poco o nulla al leghista medio di cui nutrirsi.

La immaginifica “quota 100” riduce i suoi beneficiari ad ogni stormir di fronda, la “flat tax” rimane un miraggio raffazzonato senza coperture ed ampiamente incostituzionale, la “legittima difesa” non darà affatto quel diritto di vita o di morte tanto agognato dai pistoleri verdi e di misure per dare qualche respiro alla piccola e media industria non si vede neppure l’ombra.

Un fallimento su tutta la linea che le chiacchiere, le fake news, i tweet deliranti e le felpe multicolori forse non riescono più a camuffare.