STUDIARE L’UNIVERSO PER SCONFIGGERE IL CANCRO

DI EMILIO MOLA

“Pensassero a fare ricerca per sconfiggere il cancro invece di perdere tempo e soldi per fotografare i buchi neri”.

Questa frase, e altre di simile tenore, tra ieri e oggi se ne sono lette, dette e ascoltate un bel po’. Anche da “fenomeni dei social” con milioni di follower.

E chissà in quanti, in fondo, sono stati sfiorati dalla stessa domanda: perché spendere miliardi, tempo, energie, ricercatori e risorse per fotografare inutili stelle lontane milioni di anni luce, quando invece potremmo usare tutto quel patrimonio per debellare il cancro e altre malattie?

Perché, molto banalmente, è proprio studiando l’universo, cercando di capire com’è fatto, come funziona una enorme stella o un piccolissimo atomo – e altre cose all’apparenza lontane e lontanissime dalla vita di tutti i giorni – che sono stati creati gli strumenti e le conoscenze che oggi ci permettono di curarci, di volare, di avere i satelliti sulle teste, di parlare al telefono, di ascoltare la musica, di guardare la tv, di postare su Facebook.

La struttura della materia non è stata scoperta con l’obiettivo di costruire quelle molecole che poi avremmo chiamato farmaci. Né l’elettricità è stata scoperta con l’intenzione di caricare gli iPhone. Né Einstein ha scoperto la relazione tra gravità e spazio-tempo con lo scopo di lanciare satelliti e far funzionare con estrema precisione i GPS. E così via.

Tutto ciò che abbiamo oggi, che usiamo oggi, nasce da scoperte fatte attraverso studi che non avevano l’obiettivo di realizzare, appunto, quelle cose che oggi usiamo e abbiamo.

E a proposito di tumori e universo.
L’Antimateria che si è formata assieme alla materia durante il Big Bang, e che a pronunciarla sembra una roba da fantascienza, non è stata scoperta con l’intenzione di curare i tumori. Eppure oggi, nei nostri ospedali, troviamo la “P.E.T.” (Positron Emission Tomography), che altro non è che uno strumento con cui, attraverso l’emissione di antimateria (i positroni sono anti-elettroni) permette di individuare le metastasi.

Eppure sembravano così distanti metastasi, Big Bang e antimateria.

La stragrande maggioranza di ciò che oggi ci circonda, che usiamo e facciamo è stato reso possibile da tanti inutili scienziati che “invece di curare il cancro hanno fotografato i buchi neri”. Salvo poi, indirettamente, contribuire a curare il cancro.

Oggi fotografare quel buco nero non serve – da un punto di vista pratico del quotidiano – a nulla, salvo emozionare chi ama cercare di capire l’universo in cui abita e non solo chi uscirà dalla casa del Grande Fratello. Ma domani, questa scoperta e le tecniche usate e inventate per ottenerla, avranno come è sempre stato le loro ricadute sul nostro vivere quotidiano. Anche se non lo sapremo. E non lo apprezzeremo.