VADE RETRO SATANA!

DI CORRADINO MINEO

Quando l’uomo non capisce perché stiano per crollare le mura della sua cittadella, cerca il nemico interno, il cavallo di Troia che ha aperto le porte, che ha sabotato, o comunque ha indebolito le difese. Ecco il tema che il Caffè propone, oggi 12 aprile, alla vostra riflessione.
Julian Assange è stato consegnato alla polizia britannica e verrà estradato negli Stati Uniti. È un uomo ambiguo, ha avuto rapporti con i servizi segreti della Russia o della Cina? Possibile. Eppure quando WikiLeaks rese pubblici 251mila documenti “confidenziali” o “segreti” che provavano orrori e crimini di guerra, Julian Assange era apparso a molti un campione della libertà, uno che toglie i file a chi li controlla per consegnarli ai controllati. Un Robin Hood dell’era informatica, che lo sceriffo di Nottingham (l’intelligence americana) perseguitava con accanimento, accusandolo di spionaggio -pena massima, la morte- negli Stati Uniti e di violenza sessuale in Svezia. 7 anni fa, quando trovò rifugio nell’ambasciata a Londra dell’Ecuador, quell’uomo era una leggenda. Ora dicono che fu ed è una spia. Perché?
Perché l’impero ha preso a dubitare della sua forza. Gli americani hanno accompagnato alla Casa Bianca uno come Trump, che accusa giornali e televisioni di diffondere fake news mentre spara una bugia al giorno. E Robin di di Sherwood è apparso solo un dilettante. Non più accusato di spionaggio -pena massima, la morte- e di violenza sessuale, ma forse colpevole di aver danneggiato, rivelando il contenuto di certe mail, la sfidante di Donald Trump, Hilary Clinton. E la prova logica sembra contro di lui: perché WikiLeaks non ha mai rivelato segreti cinesi né russi? E se dall’inizio Julian Assange fosse stato una spia alla corte di Re Riccardo (l’America buona), forse in combutta con il fratello usurpatore, Giovanni, senza terra? Sarà estradato: rischia -dicono- 5 anni di carcere.
Come si è diffuso il virus della pedofilia nella Chiesa? Il papa emerito accusa il 68 e il collasso morale che ne seguì. Non è tesi nuova. Nell’udienza generale di mercoledì 15 novembre 1972 Paolo VI parlò del Demonio “l’insidiatore sofistico dell’equilibrio morale dell’uomo. È lui il perfido ed astuto incantatore, che in noi sa insinuarsi, per via dei sensi, della fantasia, della concupiscenza, della logica utopistica, o di disordinati contatti sociali nel gioco del nostro operare, per introdurvi deviazioni, altrettanto nocive quanto all’apparenza conformi alle nostre strutture fisiche o psichiche, o alle nostre istintive, profonde aspirazioni”. “Il fumo di Satana”, “principe di questo mondo”, “padre della menzogna -scriveva Montini un una lettera resa pubblica dopo la morte- “è entrato nel tempio di Dio… ed è entrato per finestre che dovevano essere aperte alla luce: la scienza”.
Secondo me, la Chiesa, travolta 50 anni fa per via della sua storica alleanza con il potere in terra, con l’imperialismo che pretende di costruire la pace minacciando la guerra, con chi pratica la discriminazione del denaro e delle razze, e l’oppressione del maschio sulla femmina, del padre sui figli, trova nel Demonio il caprone a cui affidare ogni colpa.
Ratzinger va oltre, collega la rivoluzione sessuale con la pedofilia: “Tra le libertà che la Rivoluzione del 1968 voleva conquistare c’era anche la completa libertà sessuale…Parte della fisionomia della Rivoluzione del ’68 era che anche la pedofilia veniva poi valutata come consentita e appropriata”. Intanto -scrive Ratzinger- il Concilio Vaticano II smetteva di considerare la “teologia morale” come fondata sul “giusnaturalismo”, cioè sul diritto di natura. E nel mondo post conciliare prevalse l’idea che “l’infallibilità del magistero ecclesiale” non riguardasse “le questioni della morale”. L’uno e l’altro fattore (lo spirito del mondo che penetra la Chiesa e la critica interna alla infallibilità della dottrina), in definitiva quello che Benedetto XVI da tempo definisce “relativismo”, avrebbero dato spazio, dentro la Chiesa, a una forma di “garantismo” nei confronti dei pedofili. Mentre -scrive- “in diversi seminari si formarono club omosessuali”. Che fare, dunque? Tutto ciò -qui viene la critica a Bergoglio- non può essere estirpato affidandosi ai tribunali del clero, neppure avocando le cause alla congregazione per la fede. Né può essere utile “l’idea di una Chiesa migliore, creata da noi stessi”! Anzi questa idea è per Benedetto XVI “una proposta del diavolo”!
La guerra in Libia? Qui il diavolo ha il volto di Macron. Parola di Salvini. Che semplicemente cancella la storia. Non fummo noi, nel 1930, a deportare 100mila persone dalla Cirenaica. E ancora noi, con Berlusconi, a scusarci con Gheddafi, già alla fine della sua parabola, e a risarcire il regime libico per i crimini coloniali. Ancora noi a sederci al tavolo dei conquistatori, quando il Colonnello, unico capo di stato arabo con Saddam a fare questa fine, fu cacciato e ucciso non da una rivolta, ma da armi occidentali. Ancora noi appoggiamo l’improbabile Serraj e chiudemmo accordi con i tagliole del deserto affinché si tenessero -non importa come e a che prezzo- i migranti africani. E tutto ciò sperando invano che il grande fratello d’oltre oceano ci cavasse le castagne dal fuoco. No, è tutta colpa di Macron! E prima di lui di Sarkozy. Chi conosce la storia sa come la Francia sia debole e si arrabatti con la sua debolezza. De Gaulle, cacciato da Algeri, si mise a criticare gli americani per il Viet Nam e gridò persino “Quebec libre”. Sarkozy, il furbo, dalla morte di Gheddafi ha ottenuto ben poco. Macron si appoggia alla Germania, dice che la grandeur si può declinare solo in Europa. Se non vuole rompere con Haftar è perché non vede alternative. E noi che diciamo su Libia, Africa, migranti? Niente. Che la coda del Diavolo ha per nome Emmanuel.
La Chiesa condivide i peccati del potere presente, ma si legge (e si assolve) nella sua storia millenaria. In quest’ottica ha senso dire -come fa il papa emerito- che il 68, politicamente sconfitto, divenne altro da sé, l’ariete della fede cieca in una mondializzazione che avrebbe cambiato, con la penetrazione universale delle merci, anche la natura dell’uomo. La stessa fede – sia detto per inciso- che indusse i Khmer Rossi a voler correggere, a colpi di bastone sulla nuca, “gli errori” del popolo cambogiano. In questo senso il residuo, sequestrato dal mercato, delle grandi lotte di liberazione degli anni 60 diventò, anche, pretesa di separare del tutto sessualità e riproduzione. L’atto d’amore dall’amore. I diritti sessuali da quelli sociali, l’emancipazione dei costumi da quella dell’uomo. Ratzinger mette fra parentesi la storia e il vissuto e fa tutto rientrare in una dialettica hegeliana, ma bipolare. Il bene e il male. La scienza e la fede. Dio e il Diavolo. Lo fa con le armi dello studioso raffinato, Ma Wojtyla guidando la reazione, nelle chiesa e nel mondo. Perché non ga funzionato. Perché l’acqua santa del sacro e del rito non ha saputo cacciare né preti pedofili né vescovi conniventi. Perché gli uni e gli altri, i pedofili e chi li copre, sono la prova che la sessuofobia, storicamente legata al celibato ecclesiale, non funziona. Non innalza a Dio ma abbassa l’uomo, costringe l’impulso a sfogarsi nel segreto e nella menzogna. Non è il sesso né il garantismo né il tentativo di fondare la morale nella storia, che Satana cavalca. Piuttosto sono la paura del mondo, e il rifiuto di cambiarlo, ad aprire le porte al signore dell’inganno.
Né WikiLeaks né la tromba Macron fanno crollare le mura di Gerico. Nel mondo, la luce della ragione lotta contro il buio del potere. In Sudan, giovani e donne hanno appena cacciato un dittatore sanguinario, ma l’esercito lo ha subito rimpiazzato. In India, 900 milioni persone stanno votando se confermare un nazional populista indù, Narendra Modi. E in Europa, chi voleva slegarsi ora mette in scena una mediocre soap opera con la soap opera: dovrebbero andar via entro ottobre, ma non si sa se restando nell’unione doganale. intanto gli toccherà votare per le europee. Datemi pure dell’illuso, ma per me il Demonio è il lato oscuro della fede in Dio. Non la tentazione del futuro – quando Satana la usa quella tentazione è in realtà per difendersene, per depotenziarla e imprigionarla- ma il ritorno al passato. Ritorno al sacrificio umano, all’oppressione dell’uomo sull’uomo, all’ostinazione di non voler vedere quel buco nero, lontano da noi milioni di anni luce, ma che dimostra come il tempo e lo spazio si fondano, lasciando a noi la divina relatività dell’umano.