DALLE TRAGEDIE DELLA CRONACA ALLA PAROLA DI FRANCESCO NEL NOME DI UNA UMANITÀ CHE SI ALLONTANA SEMPRE DI PIÙ

DI LUCA SOLDI

 

Sono giorni particolari, non solo per i credenti, il tempo che scorre, l’aria uggiosa, l’aria che tira nel mondo non porta a particolari momenti di felicità.
In questo venerdì che sembra non finire una serie di fatti ci portano alla medesima conclusione. C’è in questo venerdì l’accomunarsi della visita di Papa Francesco ad una casa di accoglienza per anziani malati e dei drammi, causati da quegli stessi mali, per delle morti tragiche.
Fatti e testimonianze che evidenziano di come una società degenera, cade nella trappola del male, in quelle solitudini che ancora di più diventano dramma quando la malattia lascia soli, incapaci non solo di vivere ma anche di perdere il contatto con se stessi, con la propria storia, con quanti ci restano attorno, con il senso stesso della vita che a un certo punto diventa peso insopportabile.
In questo venerdì che sembrava occupato come al solito da una politica che pratica il proprio io, ecco arrivare la cronaca di alcuni drammi familiari che poco piace evidenziare ai media tutti presi come sono dai grandi scoop.
Ieri pomeriggio un omicidio-suicidio è avvenuto a Zola Predosa, nel Bolognese, un uomo di 84 anni ha ucciso a bastonate la moglie di 83 da tempo affetta da demenza senile, poi si è impiccato. Otto ore dopo a Caltignana, nel Novarese la tragedia si è ripetuta: un uomo di 88 anni ha ucciso a coltellate la moglie malata, di 87 anni e poi s’è rivoltato la lama contro, non riuscendo tuttavia a uccidersi: è in gravi condizioni.
Ma sono decine i drammi generati dalla solitudine e dalla disperazione.
Casi dove le vittime e carnefici sono anziani soli, malati, spesso indigenti ma non solo, abbandonati a se stessi, senza aiuti, dimenticati, abbandonati.
Persone, coppie che rinchiuse nelle loro solitudini percorrono le loro giornate senza sostegno, combattono contro la malattia fisica che spesso si accompagna a patologie mentali. Malinconia, malessere, tristezza li sprofondano in depressione spingendoli alla decisione estrema di preferire uccidere, uccidersi, piuttosto che continuare a vivere in quelle condizioni così sofferenti.
Manca in loro spesso il contatto vivo, quotidiano, intimo con le generazioni che li hanno seguiti. Il senso di inutilità si alterna a quello della rabbia per il tempo che scorre in attesa solo dell’ultimo istante.
La vecchiaia, quel tempo della vita che dovrebbe portare, nel ciclo naturale della propria esistenza a far emergere in se stessi saggezza e serenità e rispetto dagli altri conduce al contrario, a gesti estremi e solo apparentemente inconsulti. Dettati da un improvviso scatto d’ira. È questo il dramma che troppe persone, abbandonate da una società mediatica e indifferente, si trovano costrette a patire.
Temi che dovrebbero imporci come persone e come società tanti interrogativi al fine di portare ognuno un contributo alla ricerca, nella comprensione di quanti si ritrovano ad annientare il senso della propria esistenza e di quelli che li sono cari.
Fondamentali sono le necessità per nuove relazioni umane ma altrettanto dovrebbe essere il compito della ricerca, della medicina moderna.
Una ricerca che fino ad oggi ha potuto ben poco nei confronti di mali degenerativi terribili come la demenza come l’Alzheimer, contro quei mali che portano distruzione di neuroni in alcune parti del cervello e un progressivo deficit delle funzioni cognitive. Quei mali con effetti sempre più gravi la memoria, il linguaggio e il comportamento, quei mali che grazie ad una diagnosi precoce consente di prevenire complicazioni e un rapido peggioramento.
Nel mondo la demenza colpisce 47 milioni di persone. In Italia i casi sono oltre un milione e 240 mila. E tutto ciò la porta ad essere la settima causa di morte in tutto il mondo. E tutto questo mentre quello Stato che dovrebbe rispondere con forza migliorando le condizioni di vita invece decide di tagliare risorse economiche o, addirittura, eliminare servizi come quello di assistenza domiciliare. Lo stesso presidente della Repubblica, Sergio Mattarella nel suo discorso di fine anno aveva richiamato l’attenzione della società proprio sugli “anziani soli”. “Terzo settore e No Profit”, aveva sottolineato Mattarella, “sono realtà che hanno ben chiara la pari dignità di ogni persona e che meritano maggiore sostegno da parte delle istituzioni, anche perché, sovente, suppliscono a lacune o a ritardi dello Stato negli interventi in aiuto dei più deboli”. Tra questi, appunto, gli “anziani soli”.
Un tema rafforzato, proprio in queste ore da Papa Francesco che ha voluto sentirsi accanto a persone che, giorno dopo giorno, smarriscono pezzi di memoria e di vita. Lo ha fatto in questi giorni che precedono la Pasqua con una visita al Villaggio Emanuele a Roma. Per gli abitanti di questa struttura nella quale in tanti convivono con la patologia neurodegenerativa dell’Alzheimer che erode le menti.
Gli ospiti della struttura sono stati avvicinati da Francesco per un saluto e hanno ricevuto qualche parola di conforto, una vera gioia per tutti. Il Papa quindi insieme al presidente onorario della Fondazione Roma, prof. Emmanuele Emanuele, e all’attuale presidente in carica, Franco Parasassi, ha visitato le varie aree della struttura.
Alcuni ospiti, che riposavano nelle loro stanze, si sono intrattenuti scambiando alcune battute con Francesco. Altri, dediti allo svolgimento di attività ricreative, hanno illustrato al Papa i loro impegni quotidiani. Al termine della visita, il Santo Padre ha lasciato in dono una pergamena con un pensiero scritto a mano, insieme ad una bella tela raffigurante la Natività.
Lo ha fatto portando alla memoria di tutti quel settembre del 2016 in cui si era celebrata la 23.ma Giornata mondiale per l’Alzheimer, incentrata sul tema “Ricordati di me”. In quell’occasione, durante l’udienza generale, Papa Francesco aveva un accorato appello: “Invito tutti a ricordarsi, con la sollecitudine di Maria e con la tenerezza di Gesù Misericordioso, di quanti sono affetti da questo morbo e dei loro familiari per far sentire la nostra vicinanza. Preghiamo anche per le persone che si trovano accanto ai malati sapendo cogliere i loro bisogni, anche quelli più impercettibili, perché visti con occhi pieni di amore”.
Un ricordo valido ancora di più in questi giorni dove le tragedie della cronaca ci portano a meditare su quanto ancora lungo sia il cammino da percorrere, su quanta umanità, su quanto impegno ancora abbia da dedicare tutta la società.