GIUSTIZIA PER SARA. PER LA CASSAZIONE NON BASTANO 30 ANNI AL SUO ASSASSINO.

DI CLAUDIA SABA

Ventidue anni, capelli biondi, un viso luminoso.
Sara Di Pietrantonio studiava Economia all’Università di Roma Tre.
Sono le 3 di notte del 29 maggio 2016, quando Sara invia un messaggio alla madre e l’avverte che sta tornando a casa.
Ma Sara, a casa, non tornerà mai più.
Alle 5 del mattino il suo corpo viene ritrovato dai vigili del fuoco bruciato nella sua auto, in Via della Magliana.
La giornata di Sara, secondo la ricostruzione degli inquirenti era iniziata discutendo con il suo ex, Vincenzo Paduano.
Tutto normale, secondo i familiari. Non si vedono più per tutto il giorno e in serata Sara esce con le amiche.
Si incontrerà più tardi con il suo fidanzato.
Vincenzo Paduano però l’aspetta sotto casa del suo ragazzo e non appena li vede arrivare, segue Sara mentre torna a casa.
La blocca, si infila nella sua auto e inizia a discutere animatamente con lei.
Prende una bottiglia di alcool, la apre e la getta prima nella macchina e poi sui vestiti di Sara.
Non appena appicca il fuoco all’auto Sara scappa, ma Vincenzo la raggiunge
e le da’ fuoco.
Muore così Sara.
In un modo atroce, mentre è ancora viva.
Aveva provato a chiedere aiuto, aveva urlato disperatamente, cercato di farsi notare da qualcuno, ma nessun automobilista si era fermato.
Secondo le ricostruzioni delle telecamere di videosorveglianza sono almeno due le auto che passano davanti a Sara prima che venisse uccisa. “Se qualcuno si fosse fermato, oggi Sara sarebbe viva”, aveva detto allora il magistrato.
Il suo ex fidanzato Vincenzo Paduano confessò il delitto poche ore dopo.
Sara e Vincenzo si erano lasciati qualche tempo prima, ma lui non aveva accettato affatto, la fine di quel rapporto. L’aveva perseguitata a lungo con appostamenti e telefonate continue.
L’ultima aggressione era avvenuta appena un mese prima del delitto.
Paduano, un ex guardia giurata, spiegò agli inquirenti di provare una vera e propria ossessione per Sara.
Un rapporto nato e cresciuto tra abusi psicologici e possessività.
L’arresto di Vincenzo è immediato.
I giudici lo condannano in primo grado all’ergastolo.
Ma la sentenza di secondo grado riduce la pena, passando dall’ergastolo ai 30 anni di reclusione ritenendo il reato di stalking assorbito in quello di omicidio.
Il pg Tucci presenta richiesta alla Corte per “dichiarare l’autonomia sussistenza del reato di stalking” come era stato fatto in primo grado.
“Vincenzo Paduano è responsabile di tutti i reati che gli sono stati contestati, e non devono essergli concesse attenuanti: piuttosto, va celebrato un processo d’appello bis per valutare la sua condanna all’ergastolo”, aveva detto il Pg, chiedendo di rigettare il ricorso presentato dalla difesa di Paduano per diminuire la
pena e accogliere invece quello della Procura generale di Roma contraria a qualsiasi sconto.
Tocci ha spiegato che l’imputato “voleva esercitare sulla vittima un dominio possessivo”
La Cassazione, ieri, ha accolto il ricorso del Pg, annullato la condanna a 30 anni e rinviato il processo ad un’altra sezione della Corte d’Assise d’Appello di Roma.
Sara, ventidue anni, capelli biondi e un viso luminoso merita giustizia.
La condanna all’ergastolo di chi l’ha uccisa mentre diceva di amarla, è l’unica che potrà avere.