Condanna mediatica

LA LIBERTA’ E L’INNOCENZA: SINONIMI O CONTRARI?

DI GIOVANNI FALCONE
 
“La libertà e l’innocenza non hanno nulla da temere dalla pubblica indagine a condizione che regna la legge e non l’uomo – Cit. Maxmilien ROBESPIERRE”
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A giudicare dall’esito dei processi e dalle sentenze emesse, si ha la sensazione che in Italia, molto spesso, più che la legge regna l’uomo, soprattutto nella fase delle indagini preliminari e annessa custodia cautelare.
Si costruiscono ed alimentano teoremi accusatori, spesso basati sul nulla che vengono smentiti dai dibattimenti in aula quando bisogna fornire le prove e convincere i giudici.
Le prove o presunte tali non passano o comunque non convincono e quindi l’imputato è assolto.
Nel mentre una certa stampa, attraverso processi mediatici commenta, spettegola e condanna a prescindere, salvo poi dimenticarne l’esistenza non dico per farne un mea culpa, ma almeno fornire una informazione compiuta quando arriva la sentenza di piena assoluzione.
Ammettere lo sbaglio, normalmente, non piace a nessuno e men che mai alle nostre linee editoriali.
Non faccio e non voglio fare l’elenco delle tante persone, non solo politici che hanno subito prima la gogna mediatica ed essere assolti successivamente nelle aule di Tribunale.
In Italia la Giustizia non funziona.
E’ un fatto che la Corte europea di Strasburgo ce lo ricorda periodicamente, infliggendoci anche sanzioni, sovente riguardanti i tempi biblici riguardanti l’eccessiva durata dei processi.
Quando i Tribunali sono costretti ad occuparsi di tutto o quasi, significa, tradotto, togliere risorse umane e investigative a fatti seri e di effettivo allarme sociale.
Poi, la bizzaria riguardante la “Obbligatorietà dell’azione penale”, addirittura contemplato nella Carta costituzionale (ex art.112), stravaganza tutta italiana, ancora di più, con la scusa dell’atto dovuto, ingolfa i Tribunali amplificando a dismisura e su scala planetaria l’aria fritta.
Recentemente, lo voglio ricordare perché mi è rimasto particolarmente impresso, abbiamo assistito al caso di un imputato – clochard, senza tetto e senza fissa dimora – che, avendo rubato per pura sopravvivenza un pezzo di formaggio del valore di quattro euro, ci son voluti tre processi fino alla Cassazione, per pronunciare l’assoluzione e la non procedibilità perché il fatto non costituisce reato.
Tre processi, per un pezzetto di formaggio del valore di quattro euro, è un lusso che possiamo ancora permetterci?
Le parole “libertà ed innocenza sono sinonimi o contrari?”
Personalmente vorrei che fossero sinonimi!