PERCHE’ SOLO 4 ANNI AI COMPLICI DI OSENGHALE?

DI CLAUDIA SABA

Se provate a fare un giro delle varie testate, vi accorgerete che di questa morte, così come del processo arrivato ormai davanti alla corte d’appello di Ancona, se ne parla troppo poco.
Notizie frammentarie, pochi accenni allo scenario e ai tanti sconvolgenti contorni che s’intrecciano intorno all’intera vicenda.
Pochi approfondimenti per questa terribile vicenda che ha sconvolto
profondamente l’opinione pubblica.
Si sa, di certo, che la pena per i due nigeriani coinvolti nelle indagini sul brutale omicidio di Pamela Mastropietro, è stata dimezzata.
Lucky Awelima e Desmond Lucky, inizialmente indagati per l’omicidio di Pamela, uccisa e poi fatta a pezzi, erano già usciti dall’inchiesta.
Ora vengono scagionati anche per le accuse legate allo spaccio di droga.
Condannati in primo grado
rispettivamente a 8 anni e 6 anni, in secondo le pene sono state fissate per entrambi, a 4 anni e sei mesi.
La corte d’Appello ha quindi accolto la richiesta dei legali dei due nigeriani riconoscendo loro le attenuanti poiché incensurati.
Awelima, come riferito da alcuni testimoni, ha procurato e poi ceduto l’eroina che Pamela avrebbe assunto successivamente nell’appartamento di Oseghale.
Marco Valerio Verni, legale e zio di Pamela, ha commentato così, la sentenza d’Appello.
“Non conosco le carte processuali, ma, se è vero, come anche affermato dalla brava Elisabetta Aldrovandi, che in appello, se presentato dalla difesa, non si possa avere una reformatio in peius, è altrettanto vero che, ancora una volta, assistiamo ad una riduzione che, in secondo grado, sembra ormai, generalmente parlando, essere diventata automatica.
Con buona pace di quella funzione di protezione sociale che, a mio modesto modo di vedere, la magistratura dovrebbe avere.
Uno dei due nigeriani in questione, peraltro, sembrerebbe essere stato sorpreso a spacciare di fronte ad una scuola, ma questo pare poco contare.
Attendiamo le motivazioni”.
Attendiamo anche noi le motivazioni della sentenza che, per efferatezza e crudeltà
sembrano ricordare vecchi schemi e riti tribali, non certo usuali nella nostra moderna società.
Ricordiamo che Pamela fu ritrovata lo scorso anno, a pezzi, in due trolley abbandonati poco fuori la città di Macerata.
I due nigeriani erano stati indagati subito dopo l’omicidio di Pamela Mastropietro.
Sul cellulare di Innocent Oseghale, fermato il 31 gennaio dell’anno scorso, i carabinieri erano riusciti a risalire ai numeri di Awelima e Desmond e iniziarono a tenerli d’occhio.
Le intercettazioni rivelarono che Awelima stava progettando un viaggio in Svizzera, e così i carabinieri lo bloccarono alla stazione di Milano. Anche per Desmond scattò l’arresto.
Al termine delle indagini la procura ha però ritenuto che non ci fossero elementi per accusare anche loro due dell’omicidio di Pamela.
Pena dimezzata dunque, che permetterà agli imputati, molto probabilmente, di scontare la pena agli arresti domiciliari.