LA LEGGE è UGUALE PER TUTTI

STIPENDIO PER ERRORE: NON C’E’ APPROPRIAZIONE INDEBITA

DI GIOVANNI FALCONE

Se un dipendente, per mero errore del datore di lavoro, riceve degli stipendi accreditati sul suo conto senza averne diritto, non risponde di appropriazione indebita.

La risposta arriva con la pronuncia n.8459/2019 della Corte di Cassazione, attraverso la quale è stata capovolta la sentenza di condanna da parte delle Corti territoriali (Tribunale e Corte di Appello, sia pure con la eliminazione delle aggravanti nel secondo grado), che avevano condannato lo sventurato per il reato di “appropriazione indebita” – ex art.646 cp.

In pratica la Corte ha detto che, chi percepisce uno stipendio non dovuto non commette una fattispecie di reato – quindi sanzionabile dal punto di vista penale – ma solo un indebito arricchimento da cui deriva l’obbligo di restituire le somme erroneamente percepite.

La pronuncia di legittimità scaturisce da un ricorso che ha visto come protagonista un lavoratore che aveva indebitamente continuato a percepire lo stipendio nonostante si trovasse in stato di acquiescenza.

In definitiva, a giudizio degli Ermellini, il lavoratore che ha percepito erroneamente lo stipendio è tenuto a restituire le somme indebitamente percepite ma senza l’applicazione di alcuna sanzione penale.

Morale

Se questa sentenza può apparire ragionevole, non si comprende il diverso orientamento formalizzato con analoghe sentenze di legittimità, laddove, in tema di previdenza e quindi passiamo a parlare di quel carrozzone pubblico da tutti conosciuto come Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS), per errore eroga somme non dovute.

Il concetto infatti, è ben espresso nell’art. 52, comma 2, della legge n. 88 del 1986, evidenziando che, laddove sono state riscosse rate di pensione risultanti non dovute, non si fa luogo al recupero delle somme corrisposte, salvo che l’indebita percezione sia dovuta a dolo dell’interessato.

Il concetto, in assenza di carte false da parte del fortunato cittadino, è ulteriormente ribadito anche dalla giurisprudenza di legittimità n. 482/2017 con cui la Cassazione ha precisato che, secondo il principio generale ex art. 52 L. n. 88/1989, “le pensioni possono essere in ogni momento rettificate dagli enti erogatori in caso di errore di qualsiasi natura commesso in sede di attribuzione o di erogazione della pensione, ma non si fa luogo al recupero delle somme corrisposte, salvo che l’indebita prestazione sia dovuta a dolo dell’interessato”[1].

Conclusioni

Ora, se ci rivolgiamo ad una massaia qualsiasi, pensate che riusciamo a trovare qualche differenza che giustifichi una condotta diversa, addirittura opposta?

Nel primo caso, lo stipendio va restituito perché trattasi di indebito arricchimento!

Nel secondo caso invece, succede l’opposto: nessuna restituzione e il malloppo, quale che sia, rimane nelle tasche del povero pensionato.

In Italia, è risaputo, siamo la culla del Diritto e forse anche del rovescio che grazie al clima mite, al nostro mare, al nostro sole, la fantasia giuridica è illimitata e per questo le sentenze sono fantasiose!

 

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[1] Ad abundantiam aggiungo, a titolo personale, di aver vinto un contenzioso con l’Ente di previdenza che mi richiedeva la restituzione di circa ventimila euro in quanto erogatomi per errore: chi sbaglia paga!