TRIPOLI, SI COMBATTE IN STRADA TRA RAZZI DRONI E BOMBE

DI MARINA POMANTE

Le forze militari di Fayez al Sarraj hanno lanciato la controffensiva sul fronte sud sud-ovest. Lo ha riferito il generale Abuseid Shwashli, che comanda le truppe nella regione del distretto sudovest. L’esercito di Haftar è stato respinto a Suani Ben Adem, 25 km a sudovest di Tripoli. Le truppe ribelli sono rimaste tagliate fuori dalle retrovie e ora cercano una via di fuga.

Le forze di Haftar, sparano con artiglieria e razzi, supportati da almeno un raid aereo, mentre le milizie governative oppongono una forte resistenza.

Ieri avevano raggiunto l’area del quartiere di Ain Zara, a meno di 15 chilometri a sud del centro, le colonne dell’esercito di Khalifa Haftar erano nella leggera depressione di Wadi Rabia per puntare diritte al governo del premier Fayez al Sarraj.

Uno scenario che cambia di giorno in giorno. Questa guerra fatta tra gli angoli e i pertugi della città libica descrive senza possibili fraintendimenti il clima che si respira in questi giorni. Si aprono alla vista le mitragliatrici pesanti istallate sui pick-up dai gruppi armati nella zona di Tripoli e dietro le palazzine di due o tre piani delle periferie sono nascoste quelle arrivate da Misurata.
Una guerra silenziosa e infida che viene esasperata dall’attesa fatta da lunghe ore con la paura che dall’alto arrivino i droni nemici. Le sentinelle sono appostate sui tetti al fianco dei cecchini e intanto giù, un gruppo con gli Rgp carichi e di tanto in tanto, il silenzio viene interrotto da un colpo secco. È il rumore di un proiettile che sibila nell’aria.

Ogni tanto una radio impartisce ordini agli occupanti di un pick-up, il quale repentinamente si muove e si posiziona al centro della strada. L’uomo sul cassone fa partire le raffiche che rompono fragorosamente i rumori di fondo, i proiettili traccianti partono e vanno a centinaia di metri, è stato colpito un obiettivo? Non è chiaro, non è possibile capire…
Un ragazzo sfida la sorte e col suo cellulare riprende tutto, mentre alla stampa, agli inviati di guerra, viene vietata la ripresa. Partono grida per dissuadere: “domani forse, oggi non si può è vietato!”.

In fondo alla strada, rumori confusi, spari che arrivano e che si confondono con quelli in partenza. “Restate tutti nel fossato” qualcuno intima, tutti, compresi i giornalisti. Quel fossato assolve alla funzione di trincea, tutto sembra improvvisato, ma è l’unica copertura.

Intanto dal pick-up i colpi continuano, incessanti e vanno avanti per almeno un minuto che sembra essere un tempo interminabile, poi il mezzo che si era posizionato in mezzo alla strada, torna nella sua posizione di partenza e tutto tace.

Da una distanza di alcune centinaia di metri esplode un colpo di mortaio leggero, tutto tace ancora, passano tre minuti ancora immersi in un silenzio quasi mistico che si sostituisce al fragoroso rumore che provoca grida d’eccitazione.
Un altro pick-up avanza e apre il fuoco sparando una miriade di colpi, ma nel cielo ecco arrivare un caccia nemico e tutti ripiegano cercando un riparo sperando di non essere individuati…

Dal 4 aprile è con questi ritmi che imperversa la battaglia per la conquista di Tripoli. Una guerriglia urbana, che apparentemente non ha regole, quasi istintiva.

I violenti scontri delle forze del maresciallo Khalifa Haftar, sono durati per tutta la notte, avevano sfondato il fronte a sud di Tripoli, conquistando el Azizia, circa 50 km dalla capitale.

E’ almeno 100 il numero dei morti, tra cui 28 bambini. Sono oltre 500 i feriti registrati in Libia dal 4 aprile ad oggi a causa dei combattimenti in corso.

200 i bambini risultano feriti. È il presidente dell’Associazione medici stranieri in Italia (Amsi) Foad Aodi, che è anche consigliere dell’Ordine dei medici di Roma, che in queste concitate ore è in contatto con medici libici dislocati in vari ospedali. Denuncia la gravità della situazione “Gli ospedali in Libia, sono al collasso e sono triplicate le richieste di operare in Italia i bimbi feriti”.

4.500 sono le persone che hanno richiesto l’evacuazione dalle aree colpite dal conflitto per recarsi verso aree apparentemente sicure. Solo a 600 persone è stato possibile garantire un’uscita sicura.
Una guerra che sta provocando una grave crisi umanitaria.
Nella nota del medico si legge: “I bassi tassi di evacuazione sono dovuti agli scontri in corso e le segnalazioni sul targeting indiscriminato e deliberato dei veicoli per le ambulanze”.
Una situazione che preoccupa la comunità umanitaria. “Il numero crescente di vittime civili, compreso il personale medico. In appena una settimana, tre medici sono stati uccisi e cinque ambulanze sono state rese inservibili da schegge di proiettili”. E prosegue: “La comunità umanitaria rimane impegnata ad assistere coloro che in Libia hanno bisogno di assistenza durante questo periodo di crisi. Il meccanismo di risposta rapida in Libia è stato attivato l’11 aprile e in due giorni ha già raggiunto 2.000 persone con un pacchetto base che include kit per l’igiene, razioni di cibo e altro materiale”.

L’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari (Ocha) in un «aggiornamento flash» sulla situazione nei dintorni della capitale indica ad oltre 13.500 il numero degli sfollati dall’inizio degli scontri armati a Tripoli e dintorni, precisando che nelle ultime 24 ore sono 4 mila le persone che hanno lasciato le proprie case.​

Come in tutti i conflitti anche nel caso di questa guerra civile libica, a pagare sono per la stragrande maggioranza i civili. La distruzione e il senso di caos che deriva dalle azioni di guerriglia infliggono alla popolazione una prova oltremodo ardua. Da più parti provengono spinte per il cessate il fuoco e la sitazione desta preoccupazione a livello internazionale. Per ora non esistono segnali incontrovertibili sull’esito di questa guerra intestina.