CELEBRAZIONI DEL 25 APRILE SENZA SALVINI. COERENTE NELL’INCOERENZA

DI EMILIANO RUBBI

 

Devo dire la verità: stavolta sono completamente d’accordo con Salvini.
Nel senso che fa più che bene a non andare alle celebrazioni per il 25 aprile.

Cosa dovrebbe andare a fare, lì?
A festeggiare la Liberazione dalla dittatura fascista?
A festeggiare quella democrazia che gli ha permesso addirittura di farsi eleggere ministro?
Molti di quelli che l’hanno votato, in realtà, lo hanno fatto appunto perché vorrebbero un bel ritorno del fascismo.
Vogliono “l’uomo forte”, il duce, hanno un disperato bisogno di un “capitano” da seguire, di uno che dia un senso alle loro vite e gli sussurri in un orecchio parlandogli di un “noi contro loro” qualsiasi.
E lui lo sa benissimo, tanto che, tra i suoi alleati, ci sono diversi partiti che si rifanno esplicitamente proprio al ventennio fascista.

Così, il vicepremier ha dichiarato che non andrà alla celebrazione del 25 aprile perché il fascismo “non esiste più” e lui non sfila “coi fazzoletti rossi”.
Forse bisognerebbe avvertire i suoi alleati, in Italia e in Europa, che non esistono.
E magari anche i suoi elettori, quelli che fanno il saluto romano e lo votano, riconoscendo in lui tutti i (dis)valori del fascismo.
Senza contare che è proprio grazie a quei “fazzoletti rossi” se lui, oggi, può permettersi di candidarsi alle elezioni.

Fa bene Salvini a non andare alle celebrazioni del 25 aprile.
Lì si festeggiano i valori della democrazia, della Costituzione antifascista, quella che parla di cittadini “uguali” senza distinzioni di “sesso, razza e religione”.