I SOCIAL IN DOWN. CHI LI USA ANCOR DI PIU’

DI ANNA LISA MINUTILLO

In principio era solo il luogo in cui ritrovare vecchi compagni di scuola, commilitoni persi di vista nel corso degli anni, amicizie estive che si sa non hanno lunga vita, almeno non tutte.
Poi il delirio più totale e assoluto: scatti provocanti, schiere di “allampanati” che dispensano like come se piovesse, non perdendosene nemmeno uno, anche se poi in realtà si dicono tutti impegnati con il lavoro.
Chat nel cuore della notte da sedicenti insonni che ti usano o vorrebbero usarti, per ricevere supporto e compagnia, manco si fosse enti benefici o servizi assistenziali.
Occulte ma tanto palesate pubblicità gratuite per chi ha bisogno di una vetrina free per farsi notare.
Pettegolezzi, pseudo storie virtuali, ostentazioni varie, come se nella vita reale non si avessero amici leali e concreti con cui potersi confrontare.
Chissà, forse il nodo cruciale della questione risiede davvero qui: isolamento dal mondo reale e accoglimento totale di una dimensione virtuale artefatta per la maggior parte dei casi.
Non lo sapremo mai, perché come più volte ribadito, lo strumento è valido ma ad essere discutibile è l’utilizzo che ne viene fatto , e ci sta per carità che alcuni trovino giovamento e appagamento da cuoricini, smile e fiorellini che vengono dispensati, la maggior parte delle volte senza che avvenga la lettura totale del post condiviso.
Sì perché non si ha il tempo, perché tutto si deve consumare velocemente, non si può perdere tempo prezioso, la chat attende, l’altra app utilizzata ci richiama, dobbiamo comunque esserci ma continuiamo ad essere inesistenti a pensarci bene.
Quello che stupisce sono le battute ironiche che si scatenano in rete dopo l’ennesimo down di queste piattaforme che se un merito hanno, è proprio quello di appiattire e uniformare i pensieri di chi li utilizza.
Fanno “gli splendidi” ma se poi gli manca questo strumento dalle mille capacità si sentono smarriti davvero e non solo per fare la battuta del giorno.
Il down di oggi, giunge ad un mese dal blocco più lungo della storia dei social che per oltre quattordici ore ha fatto si che il mondo si ritrovasse ad essere offline. Il motivo è stato attribuito a un problema dei server e anche in quella occasione è stata esclusa l’ipotesi di un attacco hacker.
Ma intanto nessuno si domanda cosa avvenga durante questi down, che fine facciano immagini e dati personali, informazioni che servono per farci meglio studiare da chi osserva, senza sapere nulla di noi.

Sia Instagram che WhatsApp fanno parte del gruppo Facebook Inc, rispettivamente dal 2012 e dal 2014, e quando si bloccano creano il panico più totale.
Tutte le folle si riversano su twitter che è più impegnativo e non così tanto utilizzato nella quotidianità.
Ore in cui tutti sostengono di stare meglio senza il cellulare che ad ogni movimento dei contatti trilla per richiamare l’attenzione.
Insomma la solita pantomima vispa e incattivita celata da ironia che di ironico non ha nulla se non la verità: senza social si sta in down.
Attempati benpensanti che senza likare la velina del giorno annaspano nel mare della loro vita, quella che si sono scelti, composta da moglie e figli che redarguiscono perché sempre con gli occhi puntati sul cellulare.
Esempi che non possono essere esempi essendo loro i primi a non avere più ritegno.
Così una domenica di buio li fa fatti tornare alla realtà quando dovrebbe essere il contrario, ma si sa: gli italioti ci tengono a farsi notare, a coltivare sogni, a non arrendersi al trascorrere degli anni quindi va bene così.
Tutto riattivato, tutto ripristinato e tutti pronti con quelle manine a inseguire sogni che non potranno mai sfiorare, perché da sfiorare ci sono solo tasti e pensieri e voglia di libertà e vita vera rimasta incastrata tra quelle dita…