L’AUTORITA’ E’ UN SERVIZIO. NON SOLO UN RITO

DI MAURIZIO PATRICIELLO

Lo abbiamo sempre saputo, da due millenni la Chiesa ce l’ ha detto e ripetuto: l’autorità è servizio. Un servizio reso a tutti, lontani e vicini, figli ed estranei. Papa Francesco, pochi giorni fa, si è inginocchiato davanti ai Leaders politici del Sud Sudan e ha baciato loro i piedi. Siamo rimasti senza fiato. Il nostro Papa, il successore di Pietro, il Vicario di Cristo in terra, a fatica, chiedendo di essere aiutato a rialzarsi, bacia i piedi? Un gesto struggente, carico di significato; un gesto che chi vuole bene a Gesù e gli uomini di buona volontà hanno compreso subito. Al Papa sta a cuore la pace, desidera la pace; a Francesco stanno a cuore i fratelli che la guerra fratricida sta annientando.

Il Papa pensa a loro e a noi, figli della Chiesa, sempre bisognosi di imparare che vuol dire essere seguaci di Gesù. Mentre guardavamo il video, come per miracolo, ci siamo ritrovati nel Cenacolo. Il tempo si è distratto, e noi ne abbiamo approfittato, facendo un salto di 2000 anni. Abbiamo potuto vedere Gesù, la tavola apparecchiata, i commensali. Abbiamo avvertito un clima strano. Di festa? Di addio? Accade una cosa strana, Gesù, lasciando di stucco gli amici, cinge un asciugatoio, prende un catino, una brocca e s’ inginocchia. Non davanti al Padre, davanti agli uomini. Un silenzio pesantissimo, irreale, avvolge la sala. Che cosa sta accadendo? Hanno capito, Gesù intende lavare loro i piedi. Si piegano alla sua volontà. Non è facile. Li lava a tutti, a tutti. Ventiquattro piedi, non ventidue e nemmeno venti. Ventiquattro. Non finse di lavarli, li lavò davvero.

A noi, poveri mortali, è dato di contemplare il gesto, non di leggere nel cuore del figlio di Dio. Chiese poi, a loro e a noi, di fare la stessa cosa. E noi abbiamo obbedito. Quel gesto, ogni anno, viene ripetuto nelle nostre chiese. È entrato nella Liturgia. Il rischio è che possa rimanere un rito, da celebrare, da ammirare, ma distante dalla vita vera. In fondo non ci vuole molto per celebrare la lavanda dei piedi. Papa Francesco, baciando i piedi dei leaders del Sudan, ha chiesto loro la carità di lavorare per la pace. Li ha quasi implorati. Per amore. Per amore di chi in quella zona nasce, soffre, muore. Ripetendo il gesto al di fuori della liturgia ha corso il rischio di essere incompreso. E anche vilipeso. Ma che importa? Da quando Dio è sceso nella polvere per salvare l’uomo, nessuna umiliazione, nessuna mortificazione, deve impressionare i cristiani. Avrà risultati positivi il gesto del Papa? Lo speriamo ardentemente. Intanto l’immagine del Papa inginocchiato getta un fascio di luce anche sui credenti. Una luce che illumina questa settimana, unica tra le settimane dell’anno, a essere chiamata “santa”. Oggi, Domenica delle Palme, entriamo anche noi a Gerusalemme con Gesù. Il clima di festa, gli “osanna” gridati dai bambini, i rami agitati dagli adulti, fanno a pugni con il Vangelo della passione. Gesù viene acclamato e festeggiato. Perché? Che cosa hanno capito coloro che stendono i mantelli per la strada?

Che cosa si aspettano da lui? E perché cambieranno parere in così breve tempo? Pochi giorni, ancora pochi giorni, e le grida di allegria diverranno astiose richieste di condanna. E lui? Il maestro? Continuerà ad amarli. La vigliaccheria dei miei fratelli in umanità, lo schiaffo del soldato, le mani bagnate ma mai pulite, m’ indignano quanto e forse più il tradimento di Giuda. Poveri. Poveri. Poveri. Come appariamo poveri durante quelle ore. Anche il sole si commosse guardando l’Innocente crocifisso, e, implorò sorella notte di venirgli incontro oscurando il mondo. E lui? Non ci chiede niente, non ci rimprovera niente, con ci rinfaccia niente. Solo ci attende, ci vuole, ci ama, ci brama. Dall’eternità aveva previsto tutto, eppure ebbe paura. Come sei bello, Cristo, in questi giorni! Sempre. Quando cadi sotto il peso della croce e quando splendi nella gloria. Quanta tenerezza. Non stava giocando, non stava fingendo, non stava barando. Era tutto tremendamente vero. Per se non chiese nulla. Desiderava solo che ritrovassimo la luce. Che vivessimo nella pace. Ce la promise, mantenne la parola, ce la donò, la pace. Non fu la lancia ma l’amore immenso per chi gli sputava in faccia, lo prendeva in giro, lo fissava con i chiodi al legno a fargli scoppiare il cuore. In questi giorni troviamo il coraggio di guardare negli occhi l’Uomo. L’ uomo che non sono mai stato, che non sono, non riesco a essere, ma verso i quale sento di essere attratto come da una potente calamita. L’Uomo che dovrà dirigere i miei pensieri, i miei progetti, la mia fede, la mia vita. L’Uomo vero, Gesù di Nazareth, meta per chi crede, nostalgia per chi non crede. Come lui, Francesco, i piedi non se li fa baciare, ma li bacia. Un gesto che diventa la migliore esegesi per capire chi e che cosa celebriamo e predichiamo in questa settimana veramente “santa”.