QUALCOSA DI ASSANGE CHE NON VI HANNO SPIEGATO. DIAVOLI E SANTI

DI ALBERTO TAROZZI

Credevate di sapere tutto su Assange. E’ comprensibile. Negli ultimi giorni, da quando in Inghilterra hanno ricevuto via libera per prelevare il comunicatore australiano dall’ambasciata dell’Ecuador le notizie sul suo conto si sono sprecate.

In genere quando avvengono cose di questo tipo è una levata di scudi contro la violazione della libertà di informare, a dispetto di tutto e di tutti. Su Assange ha invece prevalso la definizione di spia, qualcosa che va al di là delle stesse accuse che gli vengono rivolte negli Usa, dove si è passati, per il momento, dallo spionaggio (rischio di sedia elettrica) alla pirateria informatica (5 anni di prigione). Ma si sa, in casi delicati come questo, prevale in molti media la preferenza a stare nel sicuro, vale a dire più papisti del papa, più realisti del re e più filostatunitensi (versante dem ma non solo) dei Clinton.

Così è stato che, non avendo più molto da dire e non volendo indulgere sui toni che solitamente attribuiscono a un giornalista incarcerato il ruolo di una vittima,  i media nostrani hanno spesso ripiegato su argomenti più elettrizzanti: fidanzate, gatti ed escrementi, in ordine crescente di importanza.

Così abbiamo saputo che è in dubbio il proseguimento della love story di Assange con Pamela Anderson. Inoltre non si hanno notizie del micio che teneva compagnia ad Assange all’interno dell’ambasciata, anche se l’ipotesi più accreditata è che sia finito in un gattile. Per concludere ci sono voci affidabili che sia Assange che il micio la facessero fuori dal vasino o simili. Ragione per la quale gli equadoregni, per quanto paladini della libertà di informazione, avrebbero intimato loro lo sfratto.

Mancano riflessioni altrettanto approfondite su di un paio di punti che rimangono oscuri.

Il grosso delle informazioni sui crimini di guerra statunitensi ai danni di civili iracheni e afgani va collocato tra il 2004 e il 2010. Andate a vedere chi c’era alla Casa Bianca in quegli anni: Obama arriva alla presidenza solo nel 2009. Perché allora è lui il più accanito persecutore di Assange, quando gli sarebbe stato facile addebitare la massima parte dei crimini documentati nei materiali di Assange alla gestione di Bush jr e di chi aveva raggiunto le più alte sfere del sistema militare a stelle e striscie in epoca repubblicana?

Per altro verso è noto che, grazie alla documentazione raccolta da Assange, Donald Trump aveva potuto procurare un grave danno all’immagine di Hillary Clinton, concorrente alla presidenza, nel 2015/2016. Lo stesso Donald aveva dichiarato il proprio amore per Wikileaks, l’agenzia di Assange. Per quale ragione dunque la mazzata sul capo di Assange, chiaramente pilotata in ambito occidentale, si concretizza mentre alla Casa Bianca, questa volta, c’è Donald in persona?

Strano destino quello di chi viene attaccato da chi aveva subito da lui danni minori e non viene difeso da chi aveva aiutato.

Un personaggio si stacca nel gruppo dei protagonisti, in questa vicenda: Hillary Clinton. Per certo è lei che ha preso le posizioni più dure contro Assange, dopo aver visto pubblicati i propri documenti segreti. Inoltre, come nota Vittorio Emanuele Parsi su Avvenire, sono “gli orfani inconsolabili di Hillary Clinton che hanno dipinto nel corso degli ultimi due anni Julian Assange come il sicario digitale di Vladimir Putin”.

Non a caso Varoufakis, amico di Assange, anche se non della sua linea politica e abissalmente lontano da Putin, ricorda su Huffington Post che la stessa Hillary aveva parlato di Assange come di personaggio che andava “eliminato”. Eliminato in che senso? Chi si ricordi delle foto di Hillary ghignante sulla sorte di Gheddafi, mentre circolavano le immagini dello strazio che veniva fatto del corpo del leader libico, può ben capire che Assange possa avere vissuto con favore tutti coloro che potevano risultare ostili alla Clinton. Pure Putin, nemico di una nemica e quindi amico.

Ma quali sono stati e sono, negli Usa, i principali nemici di Putin?

A questo punto non va dimenticato un particolare fondamentale.  Hillary Clinton è stata a capo del Dipartimento di Stato degli Usa. Facile quindi supporre che, al di là delle controversie spicciole tra repubblicani e democratici, i veri nemici di Assange vadano trovati in poteri trasversali, al più alto livello dell’establishment statunitense.

Ben comprensibile quindi il riserbo bipartisan o quasi dei media nostrani su alcuni punti cruciali della vicenda. In fondo in vicende come queste anche i presidenti degli Usa rischiano di ricoprire ruoli da comprimari.

I santi stanno più in alto e non conviene toccarli.