ALTRO CHE COLOMBE E RAMOSCELLI DI ULIVO: QUI C’E’ DA COMBATTERE PER AFFERMARE LA VERITA’

DI SALVATORE PRINZI

Il Vangelo è tanta roba. Alcune scene hanno una potenza tale da parlarci ancora oggi. A patto però di andare oltre quello che ci hanno insegnato.

Prendiamo proprio la Domenica delle Palme, che ricorda l’entrata di Gesù a Gerusalemme. Questa giornata viene usualmente presentata come “di pace e di riconciliazione” – tanto che i ramoscelli di ulivo che i giovani ebrei portarono a Gesù simboleggiano l’incontro, l’accordo etc.

Però pensateci bene: la Domenica si chiama “delle Palme”, non “degli Ulivi”. Questo perché davanti a Gesù furono sventolati piuttosto rami di palma, simbolo di trionfo e regalità.

E infatti, a leggere i Vangeli che la raccontano, più che la parola “pace”, al centro della narrazione c’è quella di “agitazione”, di “esultanza”. Insomma: di bordello, di divisione.

Immaginiamo la scena. Gesù arriva a Gerusalemme. E’ un momento importantissimo, siamo al culmine della sua militanza: da lì a pochi giorni verrà arrestato e morirà. Ma prima c’è il trionfo: a Gerusalemme viene accolto da una folla che lo festeggia stendendo mantelli al suo passaggio.

D’altronde ha già portato il suo insegnamento per tutta la Giudea, con grande scandalo dei poteri costituiti ed eccitando le folle vogliose di riscatto. L’entrata a Gerusalemme – la città più importante, il centro di quell’ebraismo di cui Gesù si propone di essere il rinnovatore o meglio: l’ultima parola – rappresenta dunque la mossa decisiva: Gesù porta la contraddizione al cuore del potere del tempo.

Ecco, c’è qualcosa di militare, non di pacifico o pacificato. Gesù lo rivendica: sono venuto a portare la spada. Predica la pace, certo, ma non in astratto: la sua pace è CONTRO qualcuno. Ovvero contro quelli che opprimono, che vivono di guerra, che alzano le mani contro i loro fratelli. E’ tanto evidente questa pretesa di porsi come la VERITA’ – e la verità taglia sempre, separa ciò che va seguito da ciò che è falso – che la gente lo acclama come il Re di Israele e il figlio del Signore.

Due cose obbiettivamente scandalose. Se lui è il Re, qualcun altro non lo è, se lui è vero, qualcun altro è un impostore. Se lui ha ragione, l’altro ha torto.

La pace non è un banale quieto vivere, non è il tollerarsi degli indifferenti, è l’orizzonte di destino che deve essere riconosciuto da tutti i soggetti in campo.

C’è qualcosa di coercitivo in questa pace. Tanto che il Vangelo di Luca registra un particolare interessante. Mentre i presenti cantano le lodi di Gesù, i farisei (che erano a tutti gli effetti un partito politico-religioso – gente che Gesù aveva definito falsa e ipocrita) hanno da ridire. Sentite Luca:

«Alcuni farisei tra la folla gli dissero: “Maestro, rimprovera i tuoi discepoli”».

E certo: Gesù deve prendere le distanze da chi lo sta acclamando come Re, dunque come portatore di una nuova legalità. Gesù dovrebbe prendere distanza dagli eccessi, e calmare i suoi. Ma Gesù non solo non lo fa, rilancia:

«Vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre».

Un passaggio bellissimo, poetico. Di fatto Gesù dice che non si può mettere a tacere la voce del popolo. E anche se lo si potesse fare, anche le pietre, tutti i mattoni della città e del creato griderebbero l’ingiustizia e la Verità che la sana.

Il Messia porta la pace, ma non la porta in modo pacifico. Il contenuto di pace è distinto dal modo in cui esso si impone, facendo scandalo e terrorizzando.

La frase di Gesù contiene infatti una profezia e una minaccia: quand’anche i discepoli fossero messi a tacere (ciò che avverrà dopo l’esecuzione del Cristo), la verità dell’insegnamento sarà manifestata dalle pietre di Gerusalemme, che infatti verrà distrutta. Sarà la catastrofe di Gerusalemme a pronunciare la condanna contro chi ha rifiutato il Messia.

Questa profezia è di un’attualità spaventosa. Se non riconosciamo la necessità della pace, saremo seppelliti dalla nostra stessa violenza. O riconosciamo il Messia quando si presenta, o il mondo che conosciamo – e in cui da farisei ci troviamo così bene al punto da non volerlo cambiare – sarà destinato alla rovina. O il riscatto o le macerie.

Insomma, altro che colombe e ramoscelli di ulivo: qui c’è da combattere per affermare la Verità!