CLIMA. IN ITALIA AVREMO I DESERTI E IL MARE CAMBIERA’ COLORE

DI FLAVIO PAGANO

Anche per l’estate 2019 si annunciano ondate di calore record: e per il Mezzogiorno sono in arrivo anni difficili. Ma non è il clima ad essere impazzito, bensì noi, che continuiamo a violentare l’ambiente e facciamo finta di non vederne le conseguenze. Per Jean Jouzel, premio Nobel e già vicepresidente dell’Intergovernmental Panel on Climate Change, il Sud dell’Italia (preceduto da Spagna e Grecia), sarà colpito da siccità costante già entro il 2080, divenendo inabitabile destate a causa delle alte temperature. Non si tratta, dunque, di scenari remoti, ma di un futuro così prossimo che sarebbe ragionevole tenerne conto persino per programmare un semplice investimento immobiliare. Successivamente, lo scioglimento dei ghiacciai potrebbe comportare un aumento del livello degli oceani tale da sommergere l’intera fascia costiera e, a causa del proliferare di microalghe e fitoplancton, il mare di Napoli potrebbe persino perdere quelle leggendarie tonalità d’azzurro che l’hanno reso celebre nel mondo, diventando verde come l’acqua stagnante di una fontana abbandonata.

I cambiamenti climatici stanno insomma subendo un’accelerazione impressionante, e la nostra collocazione geografica impone di occuparcene subito.
«Il clima», spiega Gerardo Pappone, professore di Geologia marina all’Università Parthenope (nella foto sopra), «è influenzato da molti fattori, anche astronomici. Otto milioni di anni fa, ad esempio, a causa della chiusura dello Stretto di Gibilterra, durante la cosiddetta crisi di salinità del messiniano, il Mediterraneo evaporò quasi del tutto. Oggi la temperatura è di nuovo in crescita ma, anche se l’uomo incide molto sul clima, soprattutto facendo variare il tenore dei gas serra, non mi sento di avallare l’ipotesi catastrofica dell’inabitabilità del sud Italia entro la fine del secolo. Siamo tuttavia in presenza di un riscaldamento globale, e condivido l’allarme dei ricercatori. Bisogna ridurre immediatamente e drasticamente le emissioni di gas serra, anche perché la mitigazione delle temperature potrebbe non essere rapida.»
E l’Innalzamento del livello del mare?
«Questo è difficile da prevedere, in quanto determinato da fattori anche non climatici. Per esempio, il tratto del litorale partenopeo tra Capo Miseno e Castel dell’Ovo è caratterizzato da resti di antiche ville romane che attualmente sono al di sotto del livello del mare. Con un team di ricercatori della mia Università, utilizzando droni marini, stiamo analizzando quanto i fenomeni bradisismici interagiscano con le dinamiche costiere locali. A mio parere, Napoli, Amalfi o Positano, possono stare tranquille nell’immediato futuro. Ma il livello del mare va costantemente monitorato.»
In Australia pianteranno due miliardi di alberi per fissare l’anidride carbonica. Misure simili potrebbero aiutare la Campania?
«Piantare enormi quantità di alberi sarebbe prezioso, perché determinerebbe il decremento dell’anidride carbonica attraverso la fotosintesi e mitigherebbe gli estremi termici. Ma la Regione deve anche adottare politiche severissime di tutela dei boschi, compresa la prevenzione degli incendi che producono picchi di CO2. La politica deve capire i notevoli rischi delle variazioni climatiche, e agire immediatamente e con decisione.»
Il Padreterno fornì molti privilegi alla Campania Felix: posizione, terra fertile, clima mite. Ma adesso, per difenderli, urge una cultura ecologica nuova, non predatoria, e l’impegno quotidiano di ciascuno. I napoletani sono innamorati del loro mare, del loro cielo e del sole: è l’ora di innamorarsi anche del futuro di tutto questo e di un progetto vero per consegnarlo intatto a chi verrà dopo di noi.