ETICA, BUSINESS & MALAFFARE: SCANDALI FINANZIARI E DINTORNI

DI GIOVANNI FALCONE
I recenti e gravissimi scandali finanziari che sembrano aver caratterizzato, a livello planetario, l’inizio del nuovo millennio, ci hanno riproposto l’eterno dilemma fra “etica e affari”.
Nel mentre gli organi inquirenti stanno tentando di ricostruire a ritroso l’intero percorso del malaffare, limitandomi a ricordare solo il dramma dei “fallimenti bancari”, possiamo notare, nella veste di spettatori interessati, un invisibile e comune denominatore: il profitto ad ogni costo, perseguito dal c.d. “mondo della finanza”.
In questo quadro, qual è o quale avrebbe dovuto essere il ruolo della politica e della Istituzione in generale?
Sicuramente quella di arbitro super partes che agisce nell’interesse della comunità e della migliore convivenza civile, come il primo comma dell’art.47 della Costituzione ci ricorda: “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio il tutte le sue forme, disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”.
Rimanendo al tema di oggi, cioè ai disastri bancari, cosa hanno fatto gli organismi Istituzionali che la Repubblica ha messo in piedi – Banca d’Italia, Consob, Guardia di finanza – per rispondere al dettato Costituzionale?
Al netto delle risposte giudiziarie o della futura neo Commissione d’inchiesta parlamentare, da comune cittadino, da osservatore interessato, ho la sensazione che abbia fatto poco o nulla e quindi di fatto, si può arrivare a dire di essere stata complice di un disastro non per azione ma per omissione.
Sul finire della scorsa legislatura, a conclusione dei lavori di un’analoga Commissione parlamentare d’inchiesta, peraltro durata pochi mesi, si concluse dicendo che i fallimenti bancari si sono avuti perché le regole esistenti non sono state adeguate o addirittura sono risultate insufficienti.
Ebbene, a questi soloni della passata Commissione, ove avessi la possibilità di parlarci, proverei a dirgli:
1. L’erogazione del credito senza garanzie, per definizione e come lo potrebbe affermare anche una comune massaia, produce sofferenze;
2. Quando per anni (2010/2015), questi “crediti” sono stati allocati nei rispettivi bilanci di esercizio delle aziende bancarie interessate, fra le poste attive, sono stati ufficializzati dei “falsi in bilancio” clamorosi e continuati, mettendo a rischio la c.d. “solidità patrimoniale”, dilapidando in tal modo, il patrimonio dei risparmiatori e bypassando l’obbligo di accantonare utili di bilancio annuali, per sopperire alle previsioni di perdita;
3. La verità ovvero, lo stato di salute delle banche, sempre sopravvissute alle ispezioni dei nostri controllori Istituzionali, è emersa in tutta la sua drammaticità, soltanto con gli “stress test” disposti nel 2015 dalla Banca Centrale Europea (verifica della solidità patrimoniale);
4. I fallimenti, subito ufficializzati per acclarata insolvenza verso i risparmiatori, erano da anni scritti sui bilanci di esercizio che nessuno ha avuto il tempo di leggere.
Per concludere, penso che non servano nuove regole, ma semplicemente fare in modo da far rispettare quelle esistenti, punendo in modo esemplare i trasgressori, cominciando dagli amministratori (definiti banchieri) e finire ai cc.dd. controllori Istituzionali.
Il comune sentire della fiducia nel prossimo o di ciò che ci circonda, rappresenta, o dovrebbe rappresentare, l’unico e vero patrimonio di ogni società civile. Se veramente questo comune sentire (che il nostro codice penale chiama “fede pubblica”) lo vogliamo tutelare, facciamo in modo che le regole, qualunque esse siano o da chiunque fossero state pensate, siano rispettate, con sanzioni definitive, anche con la rimozione di taluni presunti banchieri dalla circolazione, trascurando una volta tanto quel “buonismo” che spesso ci assale in misura direttamente proporzionale alle lungaggini dei processi.
Forse quanto dico non è una soluzione, o meglio, non è sicuramente l’unica, ma è una strada ragionevolmente percorribile, se vogliamo dare l’idea che le regole, quando ci sono – e nei casi di cui parliamo ce n’erano addirittura troppe – ove sarebbe bastato applicarne la metà per evitare tali disastri, devono essere rispettate, nella comune consapevolezza che, ove ciò non dovesse avvenire, le “aggravanti” saranno significativamente prevalenti per una condanna “senza se e senza ma”.
Queste sanzioni, i risparmiatori truffati e i cittadini tutti, le stanno ancora aspettando.