Evasione fiscale

EVASIONE FISCALE: L’UOVO DI COLOMBO!

DI GIOVANNI FALCONE
Correva l’anno 2000, lasciato volontariamente il Corpo della Guardia di finanza dopo circa trent’anni di assoluta dedizione, mi trovai a parlare con un vecchio Senatore della Repubblica, al quale rappresentai un efficace modus operandi per contrastare con particolare successo l’annoso fenomeno della “evasione fiscale”.
Al termine della mia elucubrazione, mi sentii dire: “Caro Comandante, la sua idea, certamente geniale, è di una tale semplicità che, con tutto il rispetto e la stima personale, non posso pensare che lei sia il primo ad averla pensata: ergo, se non è stata attuata, vuol dire che è mancata la volontà politica”.
Metodologia di contrasto
Prima di addentrarmi a spiegare le modalità pratiche della proposta che io continuo a definire “l’Uovo di Colombo” per la sua semplicità attuativa, vorrei ricordare che, all’epoca in cui facevo l’ufficiale in finanza, a gennaio di ogni anno, aveva inizio l’incubo della “programmazione delle verifiche”, nel senso che, in proporzione alle risorse umane disponibili, venivano assegnate dalla superiore gerarchia un certo numero di verifiche fiscali da effettuare nel corso dell’anno. In questi casi, l’unica avvertenza di accompagnamento al carico di lavoro assegnato, era: immaginando un carico di 35 verifiche fiscali da eseguire, ci veniva imposto soltanto la tipologia delle attività economiche da controllare come a dire, 10 società di capitali, 10 società di persone, 15 ditte individuali.
Con tali premesse, la scelta sul territorio dei soggetti da selezionare era prerogativa del Comandante di reparto che, normalmente, si basava sulle informazioni acquisite nell’anno precedente durante l’attività operativa svolta (pensiamo a tenori di vita non in linea con i redditi dichiarati, lettere anonime particolarmente dettagliate, controlli su strada o addirittura, in pochi casi, anche qualche telefonata di qualche bella donzella in procinto di separarsi dal coniuge, che veniva a denunciare il reale fatturato dell’attività economica svolta dall’ex coniuge, con la speranza di ricevere un “mantenimento” proporzionato all’effettivo reddito prodotto). Queste ultime erano le verifiche più remunerative: minimo sforzo, massimo risultato.
In pratica, le informazioni scarseggiavano e spesso, sapete come selezionavo i soggetti da controllare? Prendevo le Pagine gialle, incrociando i soggetti con i miei dati di archivio per evitare verifiche reiterate a distanza di pochi anni.
Pensate che si possa continuare così?
Evasori fiscali (totali)
Ogni anno, scrivevo alla Fiera del Levante di Bari per conoscere l’elenco degli espositori (quelli che acquistavano lo stand per la durata dell’evento fieristico di circa una settimana).
Era l’elenco ai quali l’Ente Fiera fatturava l’incasso del costo dello stand occupato, variabile in base alle dimensioni.
Prendevo solo quelli che al posto di fornire la partita Iva fornivano il mero codice fiscale: risultavano tutti evasori totali in quanto sconosciuti all’Anagrafe tributaria nella veste di titolari di attività economiche, commerciali, artigianali, artistiche etc.;
Scrivevo a tutti i Comuni rientranti sotto la mia giurisdizione (15 Comuni) chiedendo l’elenco dei commercianti al dettaglio in forma ambulante ai quali era stata concessa la licenza, per la vendita nei vari mercati della provincia. Gli stessi Vigili Urbani, operativi nei mercati, si limitavano al controllo del pagamento della sola Tassa di concessione governativa sulla licenza perché dicevano, per l’emissione dello scontrino e quindi del registratore di cassa, è un problema dello Stato e non compete a noi.
Il 30% di tali “commercianti”, non aveva la partita Iva e quindi era evasore totale;
Scrivevo ai Comuni per conoscere i nominativi delle imprese indicate nelle Dia (Denuncia inizio attività), sostituite nel 2010 con la Scia. Anche qui, andavo a verificare il rilascio della fattura per i lavori eseguiti.
Esperienza bancaria
Lasciata la Guardia di finanza, sono entrato a far parte dell’organico effettivo di un Gruppo bancario dove mi sono occupato da subito di individuare e selezionare i flussi finanziari di dubbia provenienza: caccia ai soldi sporchi con l’intento di mettere in piedi la migliore delle azioni possibili per il contrasto al riciclaggio di denaro sporco.
In tale veste, mi è capitato di vedere clienti che, pur essendo beneficiari di pensioni Inps da 500 mila lire al mese, risultavano titolari di ingentissime risorse finanziarie di svariati miliardi di lire (conti correnti, rapporti di deposito, polizze assicurative, dossier titoli etc.). In qualche caso, i titolari delle fonti di reddito (in genere familiari o prestanomi), per avere una linea di credito dagli intermediari interessati o un affidamento qualsiasi sui rapporti di conto per l’attività economica regolarmente chiusa in perdita o al massimo con bilanci in pareggio, da anni, si portavano i paperoni di cui sopra, per avere una fideiussione personale (per effetto dei vincoli di Basilea).
Proposta da “Uovo di Colombo”
La banca, ogni banca, annualmente, nella veste di “sostituto d’imposta” per conto dell’erario, prima di corrispondere gli interessi alla clientela sul risparmio amministrato fa una ritenuta alla fonte a titolo di imposta a titolo individuale.
Immaginiamo che, nell’anno 2018, la Banca Intesa abbia versato all’erario la somma complessiva di 50 milioni d’imposta, quale importo complessivo di ritenuta alla fonte su tutta la clientela.
Immaginiamo che chi scrive fosse uno dei clienti della banca Intesa nell’anno 2018 e che, al cliente Giovanni Falcone, quale soggetto passivo, gli sia stata trattenuta l’imposta di 500mila euro. Con una semplice formula inversa, in automatico, posso sapere in tempo reale a quanto ammonta la “giacenza media” di Giovanni Falcone per arrivare a corrispondere una imposta di tale entità. Immaginiamo che la giacenza media sia pari a 4 milioni di euro.
Continuiamo ad immaginare che lo stesso cliente abbia rapporti con l’intero sistema creditizio e che la giacenza media, individuabile attraverso il codice fiscale, ammonti a venti milioni di euro.
A questo punto, l’operazione da farsi è molto semplice: quando la banca Intesa mi manda i suoi 50 milioni basterà chiedere una “legenda” – partendo da importi significativi, immaginando una ritenuta minimo di 100mila euro, onde evitare i tanti Fantozzi ambulanti che campano per mera sopravvivenza e che mi farebbero perdere solo tempo.
In questo modo, in tempo reale l’Anagrafe tributaria conosce tutti i “paperoni d’Italia” e quindi, entro gennaio di ogni anno, potrà scrivere al Comandante di reparto della Guardia di finanza di Bari e gli dice l’elenco dei soggetti – persone fisiche e giuridiche – da monitorare.
Nella veste di Comandante di reparto, appreso che tale Giovanni Falcone detiene una giacenza media presso il sistema creditizio di 20 milioni di euro, andrò a vedere – attraverso una scheda economico sintetica – chi è Giovanni Falcone, di cosa si occupa, quanto dichiara al fisco etc. e da questo desumere le eventuali incongruenze e quindi l’opportunità di esecuzione di una visitina.
In questo modo posso trovare l’evasore fiscale (quello che accredita il contante, il nero extracontabile sul conto della suocera, il prestanome, il nulla facente etc.).
D’altro canto si evade per due principali ordini di ragioni: livello di tassazione eccessiva e la quasi certezza di non essere individuato.
Se riusciamo ad invertire questa tendenza aumentando significativamente il rischio di intercettare l’evasore fiscale, converrete con me che l’azione di contrasto, in termini di difficoltà, diventa molto simile all’Uovo di Colombo.
Provare per credere!