I CELLULARI COME UNA DROGA: L’OPINIONE DELL’ESPERTO

DI CHIARA GUZZONATO

Basta uscire di casa per imbattersi in molti adolescenti in “compagnia” di amici che, invece di dialogare tra loro, stanno con gli occhi incollati allo schermo. Io faccio parte dell’ultima generazione non “cellulare-dipendente”, l’ho avuto a 14 anni e il massimo della vita era fare uno squillo sperando di riceverne uno dal ragazzino che ti piaceva. La mia ricarica mensile era di cinque euro, non avevo alcuna superofferta attiva con mille giga (anche perché non esistevano) e, a 15 centesimi a sms, i messaggi che riuscivo a mandare erano davvero pochi.

Ma oggi la situazione è diversa: se non hai uno smartphone, sei “out”. Non sei su Instagram? Non condividi colazione-pranzo-cena-bidet su Facebook? Ma che razza di sfigato. E così i genitori, a suon di “ma dai per favore mamma/papà ce l’hanno tutti!”, comprano ai propri figli il telefonino. Ma è corretto parlare di “droga”, come l’ha definito il Papa qualche giorno fa rivolgendosi a dei liceali di Roma? A detta degli esperti, parrebbe proprio di sì. Daniele Novara, pedagogista, ha rilasciato un’intervista a Repubblica nella quale commenta le parole di Papa Francesco e parla più in generale del tema: “Si parla di dipendenza come per le altre droghe, nel senso che le sostanze o l’uso smodato dello smartphone disattivano le aree cerebrali del controllo e si “agganciano” a quelle dopaminiche, ovvero del piacere”, afferma. Non bisogna fare del terrorismo psicologico facendo la banale e ignorante identificazione cellulare-Male Assoluto. Gli smartphone hanno sicuramente dei pregi: la tecnologia permette di avere accesso immediato a qualunque tipo di informazione, grazie ai social network possiamo essere vicini ad amici altrimenti lontani, seguire persone che ammiriamo per trarne ispirazione. Ma, se utilizzati in modo sbagliato, arrecano più danni che benefici: serate tra amici che diventano un muto intercambiarsi di like virtuali, momenti passati più a scattare foto perfette che ad essere vissuti davvero, giovani scafati quando protetti da uno schermo e incapaci di spiccicare parola quando davanti a una persona in carne e ossa.

Secondo Novara, nei ragazzi più giovani (12-14 anni) il rischio più grande risiede nei videogiochi, che creano un mondo parallelo dal quale è difficile staccarsi. È lì che il genitore non solo può, ma deve intervenire, dando orari e limitando l’uso dello smartphone. “Una mamma con un ragazzino di 11 anni è venuta in studio raccontandomi che gli aveva regalato lo smartphone per farlo contento. Le ho chiesto: ha messo delle regole? Perché mai, mi fido di mio figlio: la sua risposta. La fiducia non può sostituire la necessarie regole educative”. Non basta dunque lavarsene le mani con un mero “ma io ho dato dei valori a mio figlio”. In questo senso, oltre ai videogiochi, viene da pensare anche alla giungla della rete: non serve a nulla crogiolarsi in un “mio figlio/figlia sa che certe cose non bisogna farle/vederle”. Un tredicenne può essere mentalmente debole e influenzabile, basta un account che si finga coetaneo, che scambi due parole carine, mandi qualche foto provocante chiedendone un’altra in cambio e zac, ecco che si entra in un circolo per niente raccomandabile di pedopornografia. È un po’ come quando andavo in macchina la sera e mia madre si preoccupava dicendomi: “Io di te mi fido, è degli altri che non mi fido”.

Questo non vuole e non può dire che si debba diventare degli investigatori privati o stare con il fiato sul collo dei propri figli: mamme (non dico papà, perché generalmente non lo fanno), non potete prendere il cellulare dei figli e spiare i loro messaggi di nascosto. Non si fa.

In questo caso sì, dovrete fidarvi, sperando di aver fatto un buon lavoro educativo, e dando delle limitazioni di orario. Innanzitutto, consiglia Novara, mai dare il cellulare in mano a un ragazzino di meno di undici anni. Dalla prima media, per una maggiore autonomia, gli si potrà dare un cellulare che chiami e invii sms (insomma, che userà solo con voi). Dalla terza media si può passare allo smartphone, ma permettendone l’uso per non più di un’ora al giorno. Più avanti, consentito aumentare: ma mai più di due ore.

Una cosa importante (anche per gli adulti): mai utilizzare il telefonino prima di andare a dormire. Il problema, forse, è anche questo: come possiamo dare il buon esempio ai nostri figli, se siamo i primi a essere assorbiti dal telefonino? Ovunque si vada, gente che parla da sola come fosse pazza. Ci fosse mio nonno penserebbe che il mondo si è ammattito. Ma no, sono solo gli Airpods.

Insomma, predichiamo bene ma razzoliamo male… molto male.