IL VESCOVO DI PISTOIA, A VICOFARO, INVITA LA CITTÀ A TRATTARE GLI “ALTRI” COME DIO

DI LUCA SOLDI

 

 

Il vescovo di Pistoia, Fausto Tardelli ha voluto celebrare a Vicofaro la festività della Domenica delle Palme.
Lo ha fatto in quella Parrocchîa di Santa Maria Maggiore, custodita da don Massimo Biancalani che mette in pratica la Parola.
Una Parrocchia che con grandi difficoltà ed inimicizie che sconfinano nell’accanimento mette al centro il valore stesso dell’essere cristiani nel terzo millennio.
Una Chiesa ch’è divenuta un vero “ospedale da campo”, un vero e proprio santuario dell’accoglienza che offre riparo e rifugio a decine di giovani migranti, a senza casa, agli ultimi degli ultimi.
A quanti oggi si vorrebbero ad aggirarsi inutilmente nelle strade, nelle piazze, nelle stazioni mentre verso di loro viene accresciuti un clima di odio e paura buono solo ad alimentare il razzismo ed il ritorno di ideologie malate.
Il vescovo Fausto, consapevole di tutto ciò ha voluto ripercorrere il senso del Vangelo di Luca che in questa domenica precede la Santa Pasqua e pone i credenti di fronte ai grandi sentimenti della Fede.
Il trionfo del Cristo che entra a Gerusalemme fra due ali di popolo festante, la cena, l’ultima che diventerà poi la Prima, gli egoismi le gelosie dei discepoli, il tradimento, il processo farsa, le lotte del potere, della Chiesa del tempo e poi il Calvario, il Golgota ed il Suo farsi uomo ed ultimo fra gli ultimi con quel corpo, infine, adagiato in una grotta, in un luogo così simile a quella grotta che anni prima lo aveva accolto fra gli uomini.
Dopo un lungo periodo di assenza la Chiesa di Pistoia è tornata a farsi presente.
Azzardando verrebbe di dire che pare tornata ad esser parte e corpo della comunità di Vicofaro. Di seguito la trascrizione integrale di questa sua Omelia, offerta al popolo di Vicofaro riunito in Assemblea ma in realtà inviata anche a tutta una città che soffre i mali del nostro tempo.
E nella sua Omelia il vescovo Fausto esordisce: “ Si apre con questa domenica delle Palme la settimana Santa. Una settimana nella quale siamo invitati a contemplare Gesù, quello che gli capita e lo abbiamo seguito proprio nel racconto della Passione secondo Luca.
In questa settimana siamo invitati a posare i nostri occhi proprio su Gesù, su quello che ha vissuto che ha subito.
Gesù ha subito da parte della società di quel tempo, da parte di tanti, anche suoi amici, umiliazione e morte.
Gesù, come sappiamo dalla nostra Fede, è Uomo in mezzo a noi, è Uomo e Dio.
È Dio fatto Uomo. Perfettamente Uomo e perfettamente Dio.
Dunque quando guardiamo a Gesù noi capiamo il modo con cui spesso noi ci rapportiamo a Dio ed il modo con cui spesso e volentieri ci rapportiamo ai nostri simili.
Sul come è stato trattato Gesù come Uomo e Dio ci fa capire come spesso noi trattiamo Dio ed i nostri fratelli.
Gesù è entrato trionfante a Gerusalemme ma poco dopo il popolo, con i capi, lo ha voluto morto.
Così, noi spesso, onoriamo Dio, ma a parole, poi in realtà, lo neghiamo nei fatti.
Così come Gesù è stato tradito dai suoi amici più cari, Giuda, uno dei suoi lo vendette per trenta denari, così spesso noi Dio lo tradiamo, non lo ascoltiamo.
Tradiamo la sua amicizia, il Suo amore per noi. Non ricambiamo con amicizia sincera l’amore che Dio ha per noi.
Così come Gesù ha subito un processo ingiusto, così noi spesso processiamo Dio, lo mettiamo sotto accusa e come accaduto a Gesù finiamo per condannarlo ed ucciderlo.
Toglierlo dalla nostra vita. Toglierlo dalla nostra società.
Toglierlo dal nostro mondo, fino a seppellirlo come Gesù fu sepolto nel Sepolcro, nascosto alla vista di tutti.
Così spesso è la sorte di Dio, allontanano e nascosto dalla nostra vista.
Dimenticato, escluso.
Ma come dicevo Gesù non è solo Dio è anche Uomo e dunque nella vicenda di Gesù vediamo come anche spesso come noi trattiamo i nostri simili.
A parole diciamo di rispettarli, a parole abbiamo scritto i Diritti Universali dell’Uomo ma in pratica, poi, spesso e volentieri facciamo violenza nei confronti dei nostri simili.
Violenza di vario tipo, spesso ne desideriamo la morte, spesso non gli accogliamo.
E così tradiamo, spesso, la fiducia dei nostri simili, li vendiamo anche noi.
Vendiamo i nostri simili come Gesù è stato venduto dai suoi amici più cari.
Così anche noi spesso vendiamo gli altri. Gli strumentalizziamo, li vendiamo realmente, succede ancora questo nel mondo.
Così, spesso, noi mettiamo sotto processo gli altri. Come Gesù è stato messo sotto processo e spesso questo processo è ingiusto.
È dato da cattiveria, dalla volontà di togliere di mezzo gli altri, fintanto che poi si riesce, ad ucciderli, se non fisicamente, ma questo succede purtroppo anche nel mondo, molto spesso, si uccidono persone innocenti, anche ora sta accadendo in Libia.
Ma uccidiamo anche con le parole, con il nostro atteggiamento.
Con il nostro modo di fare, fino a seppellirli, gli altri.
A scartargli, ad annientarli, a renderli insignificanti nascondendoli ai nostri occhi, così come è stato sepolto Gesù, nel Sepolcro.
Ecco cari fratelli, cari amici, questa Settimana noi dobbiamo guardare a Gesù, Uomo e Dio e renderci conto di come spesso trattiamo e Dio e gli altri.
Vanno sempre di pari passo queste due cose.
Come si tratta Dio, così si trattano gli altri e come si trattano gli altri e come si tratta Dio
Vanno sempre insieme le due cose. Non si può trattare bene Dio e trattare male gli altri.
E non si può trattare bene gli altri trattando male Dio.
Ecco in questa settimana contempliamo dunque, Gesù, Uomo e Dio che patisce per noi.
Guardiamo come abbiamo trattato Dio ed il nostro Prossimo e chiediamo perdono, questa settimana, perché la Pasqua segni il rinnovamento profondo della nostra vita, segni una rinascita, dove davvero Dio ed il nostro Prossimo abbiano il posto giusto”.

L’Omelia del Vescovo Fausto è stata dunque l’evidenziare di quel: “cercare in tutti, come già diceva il grande Papa S. Giovanni XXIII, ciò che ci unisce, piuttosto ciò che ci divide” come aveva già affermato in un tempo che oggi pare lontano.
Un vero appello al senso di carità, di umanità che non può prescindere dall’essere credenti.
Ed in questa Domenica delle Palme, a Vicofaro, pare di aver visto rammendato, nei punti più fragili, un prezioso cucito logoro delle consuetudini e dalle troppe distrazioni.
Un abito non ancora completo, ma già definito, pronto per le ultime prove finali che pure saranno ancora complesse.


Pare di aver ascoltato, senza l’esser presenti, il significativo senso delle parole di Papa Francesco, pronunciate, in quegli stessi momenti, in piazza San Pietro, quando “Nell’ingresso a Gerusalemme, Gesù ci mostra “la via”, quella “dell’umiltà”, rispetto a quella del “trionfalismo” indicata dal demonio, che è – spiega il Pontefice – il “maligno”, il “Principe di questo mondo”.
Per l’errore del cedere a quel: “trionfalismo che cerca di avvicinare la meta per mezzo di scorciatoie, di falsi compromessi. Punta a salire sul carro del vincitore. Il trionfalismo vive di gesti e di parole che però non sono passati attraverso il crogiolo della croce; si alimenta del confronto con gli altri giudicandoli sempre peggiori, difettosi, falliti… Una forma sottile di trionfalismo è la mondanità spirituale, che è il maggior pericolo, la tentazione più perfida che minaccia la Chiesa. Gesù ha distrutto il trionfalismo con la sua Passione”.