FAVORIVANO MESSINA DENARO, MANETTE PER DUE INVESTIGATORI

DI MARINA POMANTE

Nella mattina di oggi 16 aprile, le indagini sul padrino di mafia, il latitante Matteo Messina Denaro, hanno subito una svolta inquietante: su ordine della procura di Palermo, due degli investigatori impegnati sul caso, sono stati tratti in arresto con la pesante accusa di aver passato notizie riservate su alcuni personaggi di Trapani, ritenuti mafiosi perchè legati alla cerchia di Messina Denaro.

Le contestazioni sono state mosse a Giuseppe Barcellona, un appuntato dei carabinieri in servizio alla Compagnia di Castelvetrano, la città del boss di “Cosa nostra” e al tenente colonnello Marco Zappalà, un ufficiale dei carabinieri della Direzione investigativa antimafia di Caltanissetta.
Zappalà era considerato tra gli investigatori più fidati dell’antimafia. Si occupò delle indagini riservate nell’ambito delle stragi Falcone e Borsellino.
Ad Arrestarlo, questa mattina negli uffici della Dia di Palermo, sono stati proprio i suoi colleghi.

Agli arresti è finito anche Antonio Vaccarino l’ex sindaco di Castelvetrano, già condannato per traffico di droga. Vaccarino è un confidente dei servizi segreti. L’accusa per lui è di essere stato il tramite e di aver passato al boss Vincenzo Santangelo, i contenuti di un’intercettazione fra due mafiosi trapanesi.
Nel 2007 venne ingaggiato dal Sisde sotto la direzione del generale Mario Mori (oggi generale del Ros a riposo) e per un certo perido intrattenne una corrispondenza di pizzini col superlatitante Messina Denaro. Venne quindi accusato in seguito ad una intercettazione, di concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito delle indagini. Ma lui disse ai magistrati che la sua attività era: “Per provare a giungere alla sua cattura”. La deposizione dell’ex sindaco, venne confermata dai servizi segreti che sostennero che era un loro infiltrato, determinando così l’archiviazione dell’inchiesta.

Sono stati i carabinieri del Ros a far emergere la rete delle talpe. Ora sono il procuratore capo di Palermo Francesco Lo Voi e l’aggiunto Paolo Guido a contestare i reati di rivelazione di notizie riservate e accesso abusivo a un sistema informatico.
Per l’ex sindaco invece il reato contestato è di favoreggiamento aggravato per aver favorito l’organizzazione mafiosa.

L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal Gip Piergiorgio Morosini, in seguito all’accoglimento della ricostruzione dei sostituti procuratori Pierangelo Padova e Francesca Dessì.

Al vaglio degli inquirenti c’è adesso la prospettiva che probabilmente altre informazioni riservate delle indagini su Matteo Messina Denaro potrebbero essere trapelate e fatte arrivare alla mafia.
Gli investigatori stanno anche cercando di far luce sugli uomini delle istituzioni accusati, per capire in che modo e fino a che punto siano connessi all’organizzazione mafiosa.

Il colonnello Zappalà ha alluso che il suo intento era infiltrare Vaccarino per ottenere informazioni…
Sarebbe tuttavia proprio Zappalà che passò le informazioni riservate. il 7 marzo dello scorso anno, ebbe un incontro con Vaccarino nel cinema da questi gestito a Castelvetrano e gli avrebbe spedito via mail una fotografia dell’intercettazione ricevuta da Barcellona. La mail però venne intercettata.
L’otto marzo, Vaccarino (che ignora di avere nella sua auto una microspia) incontra Santangelo e gli consegna il documento e poi gli dice: “Con l’uso che sai di doverne fare e con la motivazione che la tua intelligenza sai che mi spinge”. Una frase questa, apparentemente poco comprensibile e che andrà interpretata…

Si deve comprendere adesso se realmente Antonio Vaccarino era al “servizio” dello Stato nel 2007 o se invece allo scopo di consolidare i rapporti con Messina Denaro, non facesse il doppio gioco.
Va considerato che ai tempi che Vaccarino lavorava per lo Stato, era sotto il coordinamento di Mario Mori, questi, nel processo Trattativa Stato-mafia, venne condannato a 12 anni in primo grado (vennero anche condannati Antonio Subranni e Giuseppe De Donno, altri due ufficiali del Ros), fecero da tramite tra lo Stato e Totò Riina. L’appello è previsto per il 29 aprile prossimo.

Sulle indagini che riguardano Matteo Messina Denaro, ancora due anni fa, per gli stessi motivi, finì agli arresti l’agente dei servizi segreti Marco Lazzari, coinvolto in una vicenda di fuga di notizie a beneficio del boss di Gela, Salvatore Rinzivillo, anch’egli nelle indagini collegate a Messina Denaro.