NESSUNO PARLA PIU’ DELL’OLIVO

DI MARIO RIGLI

 

“L’ulivo dal volume argentato, stirpe austera, nel suo ritorto cuore terrestre”

L’olivo è quello che la colomba aveva nel becco quando annunciò a Noè il deflusso e la fine del diluvio, ma è quello che la colomba porta in ancora nel becco per simboleggiare la pace. L’olivo è il dono più utile giudicato da Zeus, il dono di Atena alla terra. L’olivo è il simbolo del Mediterraneo, dell’Europa del sud, dell’Italia, in particolare dell’Italia del Sud e in questo momento della bellissima terra di Puglia.  L’olivo è la base del talamo nuziale di Odisseo , ed Odisseo era un falegname eccelso, basta ricordare il Cavallo di Troia.

Su un olivo Ulisse ha costruito le fondamenta della sua esistenza. Ma l’ulivo, si,  si dice anche con la u, è anche quello di Vecchioni , è quello che quando sarai sul punto di morire, pianterai convinto ancora di vederlo fiorire. L’ulivo per me è anche impegno politico del passato. L’ulivo è la pianta che hanno cantato tutti i poeti. L’ulivo è una scultura della natura, una scultura dell’anima dell’uomo, un distintivo visibile  della sua storia, della sua cultura, delle sue radici, delle sue tradizioni. Gli olivi di Puglia non sono solo le piante dei campi, non sono solo quell’ammasso di nodi di secoli , di intrecci di rami e di radici bellissimi come l’anima di quella gente, no gli olivi sono il respiro, gli aliti i desideri, il futuro della gente che li ha accuditi, coltivati ed amati per secoli.

Io non so nulla della Xilella,  non conosco questo batterio, posso immaginare i perché della sua diffusione, posso immaginare la sua pericolosità. Ma ci deve essere un antidoto un rimedio. Non si amputano le gambe o le braccia ad un uomo quando c’è una minima possibilità di salvarle. E i rami e le radici degli olivi di puglia sono arti di una comunità e una umanità intera.

E l’Europa se ne sbatte, ha lasciato perdere una decisione infame di uno stato membro, la Francia, ha sorvolato su una sua decisione unilaterale ed assurda.

Ma io oggi mi sento nodoso, mi sento intrecciato, percepisco le mia braccia come rami, le mie gambe come radici, il mio petto come un tronco.

Sono un ulivo, sono un ulivo di Puglia, sono un ulivo storia integrante dell’Uomo.

Vi lascio con due poeti, tutti i poeti hanno parlato di questa pianta che ci accompagna dal Paradiso terreste, ne ho scelti due a me cari.

Battiamoci per questa pianta che scorre nel nostro sangue da millenni.

 

 

Pure colline chiudevano d’intorno

marina e case; ulivi le vestivano

qua e là disseminati come greggi,

o tenui come il fumo di un casale

che veleggi

la faccia candente del cielo.

Tra macchie di vigneti e di pinete,

petraie si scorgevano

calve e gibbosi dorsi

di collinette: un uomo

che là passasse ritto s’un muletto

nell’azzurro lavato era stampato

per sempre – e nel ricordo

Eugenio Montale

 

A una proda ove sera era perenne

Di anziane selve assorte, scese,

E s’inoltrò

E lo richiamò rumore di penne

Ch’erasi sciolto dallo stridulo

Batticuore dell’acqua torrida,

E una larva (languiva

E rifioriva) vide;

Ritornato a salire vide

Ch’era una ninfa e dormiva

Ritta abbracciata a un olmo.

In sé da simulacro a fiamma vera

Errando, giunse a un prato ove

L’ombra negli occhi s’addensava

Delle vergini come

Sera appiè degli ulivi;

Distillavano i rami

Una pioggia pigra di dardi,

Qua pecore s’erano appisolate

Sotto il liscio tepore,

Altre brucavano

La coltre luminosa;

Le mani del pastore erano un vetro

Levigato da fioca febbre

Giuseppe Ungaretti

Nell’ orto degli ulivi Cristo ha pensato forte alla sua crocifissione.

 

 

 

Accanto al frusciare

del cereale, tra le onde

del vento sull’avena,

l’ulivo

dal volume argentato,

stirpe austera,

nel suo ritorto

cuore terrestre:

Garcia Lorca