LIBIA. UN RICATTO POCO CREDIBILE

DI MARIO PIAZZA

Capire chi sia il “cattivo” nel conflitto in Libia tra Al Sarraj e Haftar non è impresa facile, e tutto sommato alla comunità internazionale sembra non importare un accidente.

La posta in palio non è la democrazia ma sono i contratti petroliferi, almeno questo lo abbiamo capito tutti, ed è all’ombra di questa certezza che viene agitato lo spettro degli 800.000 profughi pronti a salpare per l’Italia insieme a quei 500 “terroristi islamici” che tra essi a detta di Al Sarraj e dell’immancabile esperto in geopolitica Salvini si nasconderanno. Come? Presumibilmente sparpagliati nei 10.000 gommoni che servirebbero alla bisogna, roba che a metterli in fila si potrebbe passeggiarci sopra da Tripoli fino ad Agrigento.

Si potrebbe pensare che questi estremisti radicalizzati stiano oggi languendo nei lager libici insieme ai profughi di guerra e ai migranti politici ed economici giunti da tutta l’Africa fino alle coste tripoline, ma così non è.
I “radicali islamici”, qualunque sia il loro numero effettivo, provengono da Est. Essi sono arrivati fino a quel piccolo brandello di Libia di cui Al Sarraj si proclama presidente sospinti in una prima fase dalla pressione del presidente egiziano Al Sisi, non un campione di democrazia ma certamente barriera invalicabile ad un orientamento confessionale del suo Paese, e in una seconda fase proprio da Haftar che con Al Sisi è in ottima sintonia e che estende il proprio potere dal confine egiziano fino alle soglie di Tripoli.

E’ proprio nel territorio controllato da Al Sarraj che i suddetti “radicalizzati” hanno trovato ospitalità ed hanno messo la loro spietatezza al servizio del presidente per il controllo di quei lager dai quali oggi si suggerisce possano fuggire insieme alle loro vittime.
Davvero surreale, un po’ come se gli aguzzini delle SS che controllavano i campi di concentramento nazisti avessero tentato di nascondersi tra le loro vittime all’arrivo degli Alleati pensando di non essere riconosciuti e fatti immediatamente a pezzi, più che mai nel ristretto spazio di un gommone da cui sarebbe impossibile fuggire.