“VIENI AVANTI GRETINA”. LIBERO È LA PARODIA DI SE STESSO. O NO?

DI LUCA MARTINI
Titolo. La Rompiballe va dal Papa.
Occhiello. Bergoglio in Vaticano: “Vieni avanti Gretina”
Forse la colpa è de Il Male (1978-1982), giornale satirico che precedette Tango e Cuore, oppure è stata recepita la più tarda lectio de Il Vernacoliere, fondato nel 1982; forse, dicevamo, perché per la prima volta, grazie a queste testate diversissime (per intenti, semantica, fruitori), ci trovammo tra le mani prime pagine di quotidiano contraffatte o irridenti, dense di provocazione o di demenziale ironia. Tipo: Ugo Tognazzi capo delle Br, la finale dei Mondiali annullata perché gli olandesi si sono masturbati negli spogliatoi. Mentre oggi, cioè di questi tempi, su il Vernacoliere: Prete inchiappetta un nano (scambiato per un bimbo).
Dicevo: forse arrivano da questi esempi e pure da un certo gusto pubblicitario di épater la borghesia non so quanti anni dopo (con la Golia che ti sfrizzola il velo pendulo e le provocazioni un tanto al chilo di Toscani), forse arrivano da lì e da qui le prime pagine di Libero.
In una sorta di folle up-grade dell’Helzapoppin’ che stiamo vivendo, nella incontrastabile libertà di poter scrivere ovunque e da tutte le parti il cazzo che si vuole, sui social o con lo spray sui muri, nell’inebriante e distruttivo impulso di rompere i giocattoli già rotti con il martello e poi di triturarne i resti – i giocattoli sono la credibilità dei giornali e dei giornalisti, o più filosoficamente la possibilità di avvicinarsi con le parole al vero -, Libero esce oggi con questa prima pagina oltre-nietzchiana, impermeabile alla ‘vischiosa fatticità’ del tutto e nel rilancio imperituro del balbettio dei De Rege. Insomma leggetela, eccola. Chapeau. Oppure sipario.
Ma forse, come mi fa notare un amico, Il Male (povero foglio corsaro) non c’entra proprio niente, e Libero non è un giornale di satira di estrema destra, fatto da giornalisti particolarmente cinici e rancorosi, ma semplicemente un quotidiano di informazione che ha una fetta di pubblico che lo vuole così, e magari lo reclama pure. Sipario due volte.