GENTE DEL SECOLO SCORSO

DI GABRIELE BOJANO


 C’è stato un periodo, a cavallo tra i due secoli, che Vittorio Paravia, fratello maggiore di Nino (che merita ritratto a parte) era l’incubo di tutte le redazioni salernitane. Quando meno te l’aspettavi arrivava l’immancabile telefonata con cui, in uno slang salernitano risciacquato nel Tevere, ti invitava all’inaugurazione dell’anno accademico della Sdoa, la scuola di direzione aziendale intitolata ad Antonio Genovesi, di cui era l’anima motrice, che, a detta dello stesso Paravia, ha occupato ben 2800 giovani laureati del Sud e curata la startup di 800 piccole e medie imprese campane. Guai a non esserci, ti perseguitava nei giorni a seguire adducendo il tradimento amicale. Ne sono passati di ministri, sottosegretari, assessori, presidenti, tirapiedi e leccaculi nella sede Sdoa di Vietri sul Mare, tutti naturalmente prodighi di complimenti per Paravia e per la sua idea vincente di formazione altamente qualificata. E gli stessi ministri, sottosegretari, assessori, presidenti, tirapiedi e leccaculi erano quelli che non mancavano mai ad un’edizione della Sdoa Cup, la prestigiosa competizione velica con ambizioni da Barcolana di Trieste organizzata con grande passione dallo stesso Vittorio. Sono passati e così come sono passati, ad altezza di microfono e taccuino giornalistico, così sono totalmente scomparsi quando le cose si sono messe male per l’imprenditore che si è ritrovato completamente solo a dover gestire l’agonia della sua amata creatura. “Sono stato costretto a chiudere la SDOA – mi ha spiegato Paravia intercettato su Facebook – perchè ero l’unico Membro Fondatore a sostenerla finanziariamente e avendo dal 2007 rimesso più di un milione di euro non potevo continuare a rimetterci solo io dato il disinteresse di tutti gli altri Membri Fondatori”. Oggi Paravia vive negli Emirati Arabi dove la figlia Benedetta è una popolare star della tv e conduce un programma di grande ascolto simile a “Domenica in”. Se capita a Salerno è solo per portare a termine la liquidazione della Sdoa. Di lui ricordo l’intelligenza viva, la simpatia un po’ guascone e brusca e l’ambizione tipica dei numeri uno.