I DRAMMATICI CROCEFISSI DI GIOVANNI TEDESCO

DI VANNI CAPOCCIA

Nella seconda metà del ‘400 la presenza di artisti nordici a Perugia dev’essere stata consistente se la “Compagnia degli oltramontani” ebbe la sua sede nell’importantissima chiesa di Santa Maria dei Servi in Colle Landone.

Uno di questi Giovanni Tedesco (così per alcuni storici dell’arte, per altri Giovanni Teutonico) autore di crocefissi lignei che ebbero un successo tale da diffondersi dall’Umbria in tante chiese dell’Italia centrale. Un corpus vastissimo dov’è problematico districarsi per gli esperti impossibile per semplici appassionati. Sta di fatto che di Giovanni Tedesco Perugia custodisce a San Pietro il suo capolavoro, molto bello è quello di Santa Maria Nuova dove venne trasferito da Santa Maria dei Servi, uno le damianite di Monteluce se lo portarono a sant’Erminio, un’altro è alla Galleria Nazionale dell’Umbria.

Corpo smagrito dalla sofferenza, sangue raggrumato in fronte e uscito a fiotti dal costato, chiodi evidenti conficcati nelle mani e ai piedi, bocca semiaperta che ha esalato l’ultimo respiro, un reticolo di vene teso come le corde di un violino, e fatto con corde, che nella sua evidenza esalta il dramma vissuto dal corpo di Cristo, un foro nel capo dal quale si poteva azionare un marchingegno che consentiva di muovere la lingua facendo raccontare a Gesù in croce le sue pene nei giorni della Passione.

Opere che sprigionano una violenta tensione emotiva spesso attenuata dai quadri ai quali il crocefisso veniva abbinato. Come si vede nella pala opistografa di Monte Ripido alla Galleria nazionale dove è evidente il contrasto tra la passione urlata dal Gesù scolpito da Giovanni Tedesco e la contrizione dei fedeli disegnati dal Perugino, come se i frati francescani avessero voluto indicare ai devoti l’atteggiamento che bisognava tenere nei confronti della passione di Cristo.