SRI LANKA. GLI ASPETTI POCO NOTI DELLO SCENARIO DI UNA STRAGE

DI ALBERTO TAROZZI

Sri Lanka, uno stato definito “goccia dell’India” per la sua conformazione geografica. Oggi è una goccia di lacrime e sangue. Attentati nella capitale commerciale Colombo e un po’ dappertutto, anche se, nel resto del paese, la città relativamente più colpita pare sia Negombo, dove si concentra la minoranza cattolica.

Una strage che ha finora registrato 215 morti e oltre 500 i feriti, ma il numero è in costante crescita.

Nel mirino prevalentemente la minoranza cristiana falcidiata nelle chiese dove celebrava la Pasqua. Una minoranza ristretta, circoscritta a ben meno del 10% della popolazione, con una prevalenza cattolica. Vale però la pena di segnalare che è stata colpita anche una chiesa protestante (religione professata dall’1% dei cingalesi).

Si parla di indizi che farebbero attribuire gli attentati all’estremismo islamico e in particolare al gruppo dell’Ntj, ma attenzione a non inquadrare la questione solo secondo la tradizionale chiave interpretativa del conflitto tra cristianesimo e islam. Nello Sri Lanka c’è bene dell’altro.

L’isola ha visto per anni (dal 1983 al 2009) una lotta armata tra l’etnia cingalese a maggioranza buddista e quella tamil , prevalentemente induista. Ai tempi della guerra civile i tamil, secondo fonti vaticane, avevano buoni rapporti con i cristiani. Per altro verso, più recentemente (2014), uno scontro si era verificato tra la maggioranza buddista, egemonizzata da un leader integralista, e la minoranza musulmana, che aveva registrato episodi di repressione e di sangue.

Nel frattempo il conflitto tra buddisti e induisti pareva essersi attenuato a partire dal 2004, momento di solidarietà interreligiosa a seguito allo tsunami.

Ma, soprattutto, i cristiani, con una prevalenza di cattolici, si erano sempre tenuti fuori dalla mischia, rivendicando piuttosto un ruolo di ponte a conciliazione dei differenti gruppi religiosi. Come mai, ora, nel mirino ci sono proprio loro?

Proporzioni indicative del rapporto tra le religioni ci segnalano i buddisti attorno al 70%, gli induisti poco oltre il 13%, i musulmani intorno al 10% e i cristiani poco più sotto (7%). Finita la guerra tra i due gruppi più consistenti cosa può spiegare la permanenza di fatti di sangue di tale gravità?

In assenza di una risposta precisa e visto che neppure sulla reale matrice degli attentati, non rivendicati, mancano risposte certe, vale la pena di aggiungere qualche informazione sul piano politico economico.

Lo Sri Lanka al di là della denominazione del partito al governo ha recentemente imboccato, nel campo dell’economia, scelte fortemente improntate al neoliberismo. Questo vale soprattutto per il turismo. Va cioè ricordato che migliaia di persone abitanti sulla riva dell’oceano, non hanno potuto tornare nelle loro case, perché i loro villaggi erano stati convertiti in strutture turistiche. Solo un caso che, oltre alle chiese, nel mirino degli attentatori ci siano state strutture alberghiere e che tra i morti non manchino turisti occidentali?

Ancora, l’economia dello Sri Lanka, pur non essendo florida, ha conseguito qualche risultato nel campo del tessile e dell’abbigliamento. Pare che ci sia un interesse, da parte della Cina, a incorporare le attività economiche del paese in una delle sue molte rotte, sfruttando il suo posizionamento geopolitico tra la Malacca (Malaysia) e Hormuz (Iran). Che a qualcuno, da una parte o dall’altra, possa servire una destabilizzazione del paese, che finora non avrebbe manifestato particolari resistenze al progetto di Pechino?

E ancora, che dire del relativo riavvicinamento dello Sri Lanka all’India, successivo alla guerra contro gli induisti locali?

Oppure al riavvicinamento, pure esso molto relativo e intermittente, del paese alle potenze occidentali, dopo che, negli anni della decolonizzazione, tutto quanto richiamasse l’Europa e l’Impero britannico in particolare, era gradito come il fumo negli occhi?

Domande, domande, domande. Ci vengono poste oggi dai cadaveri di questa strage su vasta scala. Le risposte non dovranno sfruttare la scorciatoia delle guerre di religione, per apparire pienamente credibili. Ma non è concesso di aspettare chissà quanto altro tempo per arrivare alla verità. Prima che quanto avvenuto non si riproduca in forma di replica.