LA CASA BIANCA BLOCCA LE ESENZIONI SULL’IMPORT DI GREGGIO DALL’IRAN

DI VIRGINIA MURRU

 

La guerra commerciale ha tutt’altro che chiuso i battenti, continuano i ‘raid’ dell’establishment di Washington contro Paesi bersaglio, che non si conformano agli obiettivi perseguiti dalla Casa Bianca. L’Iran non è nuovo a provvedimenti che implicano misure punitive, è in graticola da decenni, ormai, e le sanzioni sembrano diventate per il quarto paese esportatore di greggio, la ‘regola’ più che l’eccezione.

Alla fine poi non ha tutti i torti chi afferma che Usa e Israele cercano di persuadere l’Europa che tutti  i mali del mondo vengono dall’Iran e dalla Siria, sì poi i rischi verrebbero anche da Cina e Russia, ma è un’altra storia. L’Unione europea cosa dice? Tace, forse perché conviene così?

Ma non bisogna dimenticare che nel 2015 l’Unione europea, Cina e Russia hanno firmato un accordo internazionale, e c’erano anche gli Usa, che poi si sono defilati. Hanno mai spiegato le ragioni? No, ma lasciano intuire il motivo: in quel tavolo ci stavano stretti, non si stava bene. Se proprio si volesse fare un passo a ritroso con la storia, quando gli Usa hanno aggredito l’Iraq, c’era forse una ragione? Non avevano accertato gli agenti dei servizi segreti americani che Saddam non era in grado di produrre le tanto temute armi di distruzione di massa?

Sulle sanzioni annunciate da Trump, la prima conseguenza è sul mercato del greggio, il prezzo schizza ai massimi di oltre sei mesi, circa 66 dollari al barile.

Gli Usa intendono punire l’Iran per il suo regime “estremista e destabilizzante”, ma anche gli otto Paesi che importano il suo oro nero e ai quali fino ad ora gli Usa hanno concesso le esenzioni;  tra questi otto c’è  l’Italia.

Considera un ‘alleato’ di ferro l’Arabia Saudita, ma per caso qui i diritti umani sono di casa? Dove abita la democrazia e i principi tanto cari alla Casa Bianca? Due pesi e due misure, e la giustizia applicata sul versante internazionale va a farsi benedire. Dov’è finito lo sdegno di Washington per l’assassinio del giornalista saudita Jamal Kashoggi?

Ucciso in modo barbaro perché aveva sfidato un regime, per il suo ardire nel difendere a suon di articoli scomodi la trasparenza e la democrazia, contro l’intervento in Yemen. Tutto dissolto nel nulla. E l’aggressione dei sauditi allo Yemen? Un paese in ginocchio, sono forse questioni da sottovalutare? Non si può ragionare, c’è qualcosa che non torna, ma tant’è..

In un comunicato diffuso oggi, l’Amministrazione Trump spiega le ragioni del provvedimento:

“Gli Usa e i suoi alleati intendono esercitare massima pressione economica sull’Iran, affinché si ponga fine alle attività destabilizzanti del regime che costituiscono un’insidia per gli Stati Uniti e i suoi alleati, nonché per ragioni di sicurezza in Medio Oriente”

Le esenzioni sulle sanzioni, i cosiddetti ‘waiver’ (o deroghe), dovrebbero scadere il 2 maggio prossimo, per la durata di altri 180 giorni, ma il presidente Trump ha deciso che non saranno rinnovate. Il blocco sull’import di petrolio ha stretto definitivamente la morsa e ora l’Iran sarà colpito davvero pesantemente, dato che l’export di greggio è la fonte primaria che alimenta la sua economia. Negli intenti di Trump e della sua amministrazione c’è infatti l’obiettivo di azzerare del tutto le vendite, e di conseguenza mettere in ginocchio il Governo iraniano.

Dichiara infatti il ministro del petrolio Rostan Ghasemi:

“L’Italia e la Grecia hanno bloccato gli acquisti di greggio, li abbiamo più volte chiamati per conoscere le ragioni, ma non hanno neppure risposto alle nostre richieste di chiarimento, anche se questi due Paesi sono stati esentati dagli Usa. L’Europa si sta lasciando trascinare da Washington verso l’obiettivo di azzerare l’import di petrolio dall’Iran, strategico per la nostra economia. Questo intervento degli States è il caposaldo della massima pressione esercitato da Donald Trump.”

Lo stop agli acquisti è stato confermato anche da fonti Eni per quel che riguarda l’Italia, che era il maggiore acquirente dell’Ue.

Altro che rametto d’ulivo pasquale teso alla Cina, ultimamente i rapporti sembravano più distesi tra Casa Bianca e Pechino, ma l’ennesima deflagrazione porta a rendere anzi più incandescenti le relazioni commerciali tra le due superpotenze. La Cina infatti è uno dei partner più importanti per l’Iran, per quel che concerne l’import di greggio. Il veleno continua così a serpeggiare sia in Cina che in Russia, assolutamente contrarie alle ‘spedizioni punitive’ degli States.

Il Ministero degli Esteri cinese, Geng Shuang, esprime parole di chiara disapprovazione nei confronti dell’amministrazione americana:

“Le sanzioni sono unilaterali e ad ampio raggio, non legittime. Pechino ha siglato con Teheran accordi ragionevoli”.

Per l’Italia non sarà un colpo indolore, gli effetti si faranno sentire, e anche duramente. Pochi anni fa erano stati firmati degli accordi commerciali tra i rappresentanti di importanti industrie italiane e alcuni membri del Governo di Teheran, in occasione della visita a Roma del presidente  Hassan Rohani,  si tratta di contratti miliardari. Del resto i rapporti tra i due paesi sono sempre stati ottimi.

Erano appena state sospese le sanzioni  all’Iran per il programma nucleare; dopo l’ennesimo intervento degli Usa su Teheran, l’Italia sarà uno dei paesi più colpiti da questo assedio che non accenna a finire. Le nostre industrie saranno seriamente penalizzate da queste scelte, che in tanti considerano scellerate. Era stato costruito un enorme centro commerciale proprio nella capitale iraniana, e tuttavia moltissimi negozi non sono stati aperti, avrebbero ospitato il made in Italy con le aziende più blasonale della moda, ma anche altri settori della produzione italiana, dalla ristorazione al design.

L’Iran non resterà indifferente e c’è da giurare che ‘punirà’ l’infedeltà italiana con ritorsioni commerciali, ma di sicuro all’establishment americano non importa gran che delle conseguenze. Intanto Teheran, come risposta agli Usa,  minaccia la chiusura dello Stretto di Hormuz, sul quale transita un terzo del greggio che passa via mare.

Le sanzioni sono dirette anche contro il Venezuela, subito dopo la pausa pasquale si capirà quando diventeranno esecutive e le modalità con cui saranno applicate, nel rispetto di queste direttive.

Il Governo americano intanto si vanta dell’efficacia delle sanzioni, sostenendo che le ultime  a carico dell’Iran hanno sottratto dieci miliardi di dollari di entrate petrolifere al Paese.

L’Italia ultimamente aveva già ridotto in modo consistente gli acquisti di greggio, ma non è una scelta ‘indolore’, dati i rapporti commerciali tra i due paesi. E tuttavia, se forti sono i legami con l’Iran, l’Italia è legata a doppia mandata con gli Usa, non solo sul piano politico e commerciale, ma anche militare (tramite la Nato).

Al momento Washington ha precisato che la mancanza di forniture dall’Iran sarà compensata a livello di domanda globale dagli altri paesi produttori di petrolio alleati, quali Arabia Saudita, Emirati Arabi e gli stessi Stati Uniti, che poi rappresentano i tre maggiori produttori al mondo di greggio.