LO SCONVOLGENTE EMERGERE DELLA CULTURA DELLA VIOLENZA

DI SUSANNA SCHIMPERNA

Quel povero bambino ucciso dalle botte non ritornerà a vivere, qualunque cosa accada a chi l’ha ucciso. Possiamo immaginarne la paura, il dolore, la solitudine. Conviveva con persone che in ogni momento potevano massacrarlo con calci, pugni, sberle, colpi dati con gli oggetti più vari.
Ma quello che adesso è sconvolgente è l’emergere di una cultura di violenza, che giustifica le botte ai piccoletti.
La madre del bambino proteggeva e assecondava quell’essere che le picchiava il figlio e con cui poi andava tranquillamente a dormire. E un parente di quell’essere, intercettato mentre è a colloquio con lui in galera, dice: «Non ti devi fare mille problemi, tu lo hai picchiato come lo hai picchiato altre volte». L’omicida replica: «Mi sono proprio ingrippato, mannaggia».
Che sarà mai. Mannaggia. Uno mena e mena forte, perché così si fa, poi un incidente di percorso può sempre sopravvenire. Mica voleva proprio ammazzarlo.
Quante famiglie così? Quante donne, uomini così?
Quanti bambini in questo momento vengono terrorizzati e massacrati da chi dovrebbe amarli e proteggerli?
Non è un caso isolato. Scordiamocelo. Non è un caso isolato.
È la cultura della violenza, del potere sui deboli, della prepotenza.
Le maestre che sapevano e tacevano.
Feccia.
Perché non ho alcuna intenzione di capire e giustificare chi abusa freddamente dei deboli e anche di fronte alla tragedia che ha provocato si ritiene innocente e pensa solo a salvare se stesso.