GOVERNO: E’ RESA DEI CONTI SUL ‘SALVA-ROMA’?

DI CHIARA FARIGU

Il Consiglio del Ministri in programma per oggi pomeriggio si preannuncia piuttosto turbolento. Diversi i segnali che nei giorni scorsi gli alleati di governo si sono lanciati, da quando è esploso il ‘caso Siri’. Nei botta e risposta è apparsa più volte la parola CRISI.

Sospettata e temuta da chi crede di doverla subire (M5s), minacciata da chi crede di poter dettare l’agenda (Lega), auspicata dalle opposizioni che da tempo decretano la fine di un governo litigioso e inconcludente. Anzi, dannoso per il Paese.

Oggi potrebbe essere la resa dei conti. Sul tavolo, molti i temi in discussione all’interno del decreto crescita, il provvedimento su cui il governo ha puntato, insieme allo sblocca-cantieri per favorire la ripresa del Paese. I più caldi, gli indennizzi ai truffati dalla banche e il cosiddetto ‘Salva-Roma’, sul quale si annuncia uno scontro senza esclusione di colpi tra i due vicepremier.

Se per il primo è stata già trovata una soluzione ‘ampiamente condivisa’ anche con le associazioni del settore, il secondo potrebbe far saltar il banco.

A fare la differenza l’ultimatum lanciato da Salvini: ‘O si aiuta tutti o nessuno’, minaccia il ministro dell’Interno dopo aver, nei giorni scorsi accusato la Raggi di non saper amministrare la capitale, chiedendo, per questa, il ritorno al voto, perché ‘noi regali non ne facciamo’.

Per la Lega, dunque, un accordo lo si potrebbe raggiungere qualora si aprisse un ombrello di salvataggio per tutti i comuni a rischio dissesto finanziario, a partire dalle 14 città metropolitane, e non solo per la capitale.

Lo scontro è bene ricordarlo, è scaturito in concomitanza alla richiesta di dimissioni avanzata dai 5S per il sottosegretario Siri, indagato per corruzione. Dimissioni ‘temporanee’, precisano, in attesa che venga chiarita la vicenda dai magistrati. Richiesta improponibile per Salvini, secondo il quale si è colpevoli solo in caso di processo e di condanna.

La sottosegretaria Castelli avvisa la Lega che un voto contro significa aprire la crisi di governo, crisi della quale dovrà assumersi la responsabilità dinanzi, non solo ai suoi elettori, ma agli italiani tutti.

Ore calde, anzi roventi, per trovare un accordo prima del CdM. Anche la soluzione ventilata dalla stessa Castelli, allargare gli aiuti ad altre città con grosse difficoltà di bilancio, ma in un secondo momento e non nel decreto crescita, sembra essere sfumata.

La capitale riceve dallo Stato risorse in virtù di una legge speciale in quanto commissariata, le altre città potrebbero essere aiutate con norme ad hoc in fase di conversione.

La Lega insiste e mantiene il punto. Il decreto è stato votato ‘salvo intese’, precisa, pertanto tutto è discutibile e modificabile prima che venga approvato ‘con intese’.

Una ripicca che ha ben altri obiettivi. E’ questo il pensiero dei 5S all’impuntatura leghista. Anche perché precisa il MoVimento, quest’azione (saldare i 12 miliardi di debiti della capitale, chiudendo in tal modo nel 2021 la struttura commissariale) non comporta onori per lo Stato né per i cittadini al punto che più che ‘Salva- Roma’, lo si dovrebbe chiamare ‘Salva-Italia’.

Lo Stato infatti da una parte si accolla una parte del debito e dall’altra riduce i costi che dà alla gestione commissariale: “è un’operazione win-win”.

Il CdM odierno si prospetta come la prova del nove per la tenuta del governo. Come risponderà la Lega a quest’operazione definita ‘vantaggiosa per tutti’?