LA FINANZA CI CHIEDERÀ IL CONTO

DI GERARDO D’AMICO

In matematica sono sempre stato una frana, pure per fare conteggi semplici tuttora uso la calcolatrice.

Forse è per questo che non mi torna come sia possibile il continuo rilancio di condoni ( è stato riaperto anche quello per le multe, bollo, cartelle equitalia fino a mille euro e si può rateizzare fino a 5 anni) e poi il forfait per le partite iva, i miliardi per il reddito di cittadinanza, quelli per quota cento…

Adesso oltre ad accollarsi i debiti di Roma, lo Stato ( chi paga le tasse) “salverà” anche tutti gli altri comuni che hanno i conti sfasciati. E ci vorranno altri miliardi.

È una grande cuccagna, uno spendi e spandi come se fossero aumentate le entrate fiscali o avessimo la prospettiva di un boom economico: e non risulta proprio a nessuno.

Forse la scommessa è che con le elezioni del mese prossimo salterà l’Unione Europea, con la Vandea dei populisti e sovranisti, e quindi non ci sarà nessuno che verrà a chiederci il conto di uno sforamento mostruoso: il fatto è che prima e oltre l’Unione ci sono i nostri creditori, i mercati.

Quelli che ci hanno prestato i mille e rotti miliardi del nostro debito pubblico: a loro non gliene importa niente di chi governi, se sia di destra centro o sinistra. Gli interessa solo non perdere i soldi investiti, e guadagnarci.

Saranno loro a passare all’incasso, e la prospettiva è quella greca di recente memoria.

Ma posso sbagliare: la matematica non è il mio forte.