NON SONO UN ASSASSINO. IN UN MYSTERY DAL CUORE NERO SCAMARCIO DUELLA CON BONI

DI LUCA MARTINI
Due uomini legati da amicizia fraterna e da una vocazione – la legge: uno è giudice, l’altro vice questore – si trovano faccia a faccia per un confronto decisivo in un’isolata magione nel sud d’Italia. Il giudice ha convocato il vice questore per fargli una domanda di quattro parole a cui deve rispondere con un sì o con un no. Sono in gioco in un attimo due vite. Stop. Noi per il momento sapremo solo che dall’incontro il giudice esce morto, il vice questore accusato d’omicidio: proclamatosi innocente, chiede aiuto a un terzo amico, un avvocato brillante diventato alcolista (anche) per amore.
Questo il nodo attorno a cui è costruito Non sono un assassino, brillante opera quarta, ma prima per ambizione, di Andrea Zaccariello, tratta da un thriller di Francesco Caringella (Sperling&Kupfer, 2014).
Per scioglierlo e raccontarci la sua favola nera, il regista organizza un percorso ad ostacoli molto frammentato che, nell’arco di trent’anni, usa vorticosamente flashback e flashforward, prima di risolverli in una serie di fuochi d’artificio di finali e sottofinali.
Nella sceneggiatura, restano impigliati una serie di indizi che si mischiano con le false piste: c’è una piccola chiave che passa di continuo di mano in mano, si sente molto un disco di Emerson Lake & Palmer (Pictures at an Exhibition), tranquilli scarafaggi passeggiano sul pavimento di una prigione o in una location da sogno, una moto rossa può essere servita a un killer oppure solo a spezzare un amore, una fotografia mancante rivelerebbe qualcosa sul presunto colpevole, si scendono un paio di volte i gradini di una cripta che forse nasconde il segreto di un’anima…
I protagonisti sono bravi a credere nella storia, a entrarci e a tenere il peso di un intreccio complicato, rilanciando di continuo la suspense. Riccardo Scamarcio sotto accusa distribuisce nelle scene il broncio che lo ha reso famoso e sa farselo venire buono in ogni occasione. Alessio Boni, deuteragonista di lusso e purtroppo (per il pubblico femminile) stempiato da esigenze di copione, recita con abilità mantenendo sempre il suo personaggio nell’occhio del ciclone, nell’apparente tranquillità di chi sa vicina ogni tempesta. Edoardo Pesce, uscito dalla iperviolenza di Dogman, ha in regalo dal regista qualche spunto in più da commedia all’italiana.
Appare però un mistero tra i misteri aver scritturato Claudia Gerini per farle interpretare un pm quasi afono e dalle pesanti inflessioni dialettali.
Ma basta così. Che il thriller si sbrogli senza i nostri spoiler. Consigliamo il film a chi predilige i mystery intricati come quelli dei romanzi di Dennis Lehane (per esempio Pioggia nera o Shutter Island), a chi apprezza le storie di formazione e ha amato la cupa parabola sull’amicizia de Le Braci di Sándor Márai.
Qui sotto, Alessio Boni nel film.