UCRAINA, E ADESSO? HA VINTO IL COMICO ZELENSKY MA I PIANTI SOFFOCANO I SORRISI

DI ALBERTO TAROZZI

C’è stato un momento, nel confronto finale tra Zelensky e Poroschenko allo stadio di Kiev che può essere assunto come termometro dello stato d’animo attuale della popolazione ucraina di fronte alla guerra nel Donbass.

Il premier uscente ha accusato lo sfidante di essere disposto a recarsi in ginocchio da Putin. Era evidente come Poroshenko ritenesse in tal modo di mettere in difficoltà il rivale, qualsiasi fosse la sua risposta. Se Zelensky avesse risposto “Giammai” Poroshenko avrebbe potuto dire “La pensiamo allo stesso modo, ma allora gli ucraini sarà bene che votino per il sottoscritto, che ha sempre sostenuto questa linea, anziché per te, che sei l’ultimo arrivato”. Se invece Zelensky avesse risposto “Certo che sì” avrebbe immediatamente perso il consenso della maggioranza dei presenti, che identificavano in Putin il nemico numero uno.

Ovvio che Zelensky si aspettasse questa domanda. Ovvio quindi che si fosse preparato una risposta che riteneva adeguata. Dal risultato elettorale viene da pensare che abbia azzeccato la risposta giusta.

Per la cronaca la risposta è stata “Sono disposto a inginocchiarmi davanti a Putin se lui la smetterà di mettere in ginocchio l’Ucraina”. Come mai la risposta è stata efficace? C’è da ritenere che il popolo ucraino, per quanto possa odiare la Russia, sia giunto al punto di odiare maggiormente una guerra che ha portato lutti in tante famiglie e della quale non si vede la fine. E perché finisca sono in tanti a chiedere a Mosca di compiere un passo, riconoscendo che con Zelensky qualcosa è cambiato, non solo perché sa parlare in russo.

Il punto è che con lui discorsi che contengono riferimenti a un compromesso o a una trattativa hanno cessato di costituire un tabù.  Importa dunque fino a un certo punto che abbia anche lui contatti col mondo di quegli oligarchi che rappresentano da decenni la spina dorsale della politica ucraina, con tanto di accuse di corruzione e altre nequizie rivolte al principale dei suoi sponsor. Importa altrettanto relativamente la sua scarsa preparazione politica, vista la sua provenienza dal mondo delle serie tv, dove il suo approdo alla carica di presidente era stato finora il semplice frutto della fantasia degli sceneggiatori.

Gli ucraini tutti sono stanchi, stanco è il popolo del Donbass, attaccato con frequenze ossessive dalle bombe di Kiev. Il tentativo di alzare nuovamente la testa da parte dei movimenti neonazisti un tempo al governo ha prodotto molotov e svastiche, ma non ha mosso l’elettorato.

Zelensky apre ai russi.

La prossima mossa tocca a Putin. In questi casi si tratta di fare la mossa giusta nel momento giusto. C’è un tempo per gli attacchi e un tempo per le mediazioni. Si trova di fronte un attore come Zelensky che sa quanto la scelta dei tempi possa risultare decisiva. In Ucraina si recita a soggetto, quella tecnica che permette agli attori di stare sul palcoscenico senza un vero e proprio copione da ripetere, ma inventando sul momento dialoghi e colpi di scena. Domenica pare sia andata bene, ma siamo solo agli inizi.