FIORENTINA AL CAPOLINEA: L’ATALANTA VINCE E VA IN FINALE

DI- STEFANO ALGERINI

Come scrivevamo al termine della partita casalinga col Bologna, cioè il milionesimo pareggio della stagione viola, la grande (enorme) speranza per la partita di ritorno della semifinale di Coppa Italia di stasera, più di Montella, più dell’importanza della partita, forse persino più di Chiesa, era una: Jakob Bernoulli. Cioè il matematico svizzero che a metà del 1600 formulò la cosiddetta “Legge dei grandi numeri”, perché una squadra di Serie A che non vince da mesi prima o poi, di riffa o di raffa, una volta, una stramaledetta partita la dovrà pure vincere, o no? No. O almeno, una partita la Fiorentina di qui alla fine della stagione magari la vincerà (forse), ma non servirà a niente. Quella che doveva essere la partita della vita è stata la partita della morte (della stagione eh, sempre di calcio si parla sia chiaro): ha vinto l’Atalanta 2-1 e si conquista la sua meritatissima finale. La Fiorentina invece “fa la cartella” e si prepara ad un ritorno a casa permeato di tristezza.

Troppo, davvero troppo il divario tecnico mostrato dalle due squadre nei complessivi 180 minuti. Peraltro basta guardare la classifica: sedici punti di differenza, praticamente due campionati diversi. Poi ovviamente un confronto ad eliminazione diretta lascia sempre speranze (anche immotivate) ma i miracoli bisogna anche un po’ meritarseli. Oggi la Fiorentina ha avuto dalla sua il classico inizio in discesa: combinazione Chiesa-Muriel (cioè gli unici due giocatori “cinque stelle lusso” della rosa viola) e gol del colombiano, come al solito una sentenza in quelle occasioni. Però possiamo giurare su una pila di bibbie che non un singolo tifoso viola abbia pensato che la partita si potesse decidere su quell’episodio, ci volevano almeno un altro paio di gol per arrivare “a dama”, vista la cronica incapacità di difendere un risultato dimostrata cento volte dalla squadra viola. E infatti dopo un altro paio di occasioni belle grosse in contropiede (purtroppo non capitate sui piedi di Muriel) gettate nello scarico, puntuale arrivava l’errore sciagurato a centrocampo di Gerson (già, Gerson, l’uomo preso in prestito secco perché proprio non si poteva fare a meno di lui… Bocca mia taci!) che permetteva a Gomez di farsi metà campo e arrivare in area dove veniva steso da un improvvido Ceccherini. Rigore, gol di Ilicic, e fine dell’entusiasmo della squadra.

Sì, c’era ancora il secondo tempo e un 1-1 a ben guardare era un buon risultato da portarsi negli spogliatoi, ma ogni tifoso con un minimo di sensibilità già sapeva come sarebbe andata a finire. Finiva che la Fiorentina qualcosina all’inizio creava: una bella occasione per Benassi (anzi, tuttora “bomber Benassi”, visto che è il capocannoniere della squadra… Bocca mia taci! 2) sprecata con un tocco maldestro, e un altro paio di potenziali sciupate da Chiesa con passaggi filtranti sbagliati. Però nel frattempo l’Atalanta, guidata dal solito maestoso Ilicic aveva preso campo e sicurezza. Si aspettava solo l’episodio decisivo che arrivava, puntuale, a una ventina di minuti dal termine con il pietoso, non ci vengono altri aggettivi, intervento di Lafont (già Lafont, il botto di mercato di Corvino: dieci milioni portati oltre confine per un ragazzo che un giorno, forse, sarà un fenomeno ma che adesso non è sicuramente meglio di Terracciano. Bocca mia taci! 3) che si accartocciava sgraziato su un pallone comodissimo di Gomez, sostanzialmente infilandoselo in porta, con un’acrobazia difficile da descrivere. In quel momento partivano già i titoli di coda.

Necessario precisare ancora una volta che l’Atalanta merita totalmente questa finale: senza avere fenomeni (anche se il trio d’attacco Ilicic-Gomez-Zapata è roba da leccarsi i baffi, soprattutto per come le caratteristiche dei tre si incastrino alla perfezione come in una partita a Tetris) ha un gioco meraviglioso, corrono tutti come invasati novanta minuti e sembrano posseduti da una implacabile fame di vittorie. Complimenti veri e l’augurio che possano realizzarsi tutti e due i sogni proibiti ancora in corso. Ben altro prossimo futuro attende invece la povera pattuglia viola: ancora qualche partita di campionato in difesa di un onore ormai perso abbondantemente. Purtroppo che questa fosse una squadra costruita molto male si vedeva senza fare troppa fatica e senza intendersene troppo di calcio: un centrocampo così povero di talento non si vedeva da decenni, e un numero 9 così scarso tecnicamente pure (non a caso Montella ne ha fatto subito volentieri a meno) però la forte parte di opinione pubblica cittadina legata alla famiglia proprietaria ha cercato di vendere “lana per seta”  (per usare un’espressione cara al direttore sportivo) e così per mesi, coperti dalle magie di Chiesa finché ne ha avute, si è tirata su una realtà parallela dove esisteva un immaginario team dalle grandissime prospettive. La speranza è che qualcuno almeno adesso abbia la decenza di vergognarsi, ma dubitiamo fortemente. Si passerà a cercare la prossima vittima sacrificale, probabilmente proprio Corvino, e i problemi di fondo resteranno. Ma tant’è… Buonanotte Fiorentina.