SALDO & STRALCIO: SANATORIA PER I POVERACCI

DI GIOVANNI FALCONE
 
 
Entro il 30 aprile scade il termine per la presentazione del “saldo & stralcio”, la sanatoria dei poracci.
Se non dovesse funzionare o essere accettata l’istanza da parte del contribuente per la definizione del “saldo e stralcio” della propria cartella esattoriale, perché l’Isee familiare non è proprio alla disperazione, nessun problema, in automatico, la domanda varrà per la “rottamazione ter”[1].
La fascia di reddito indicata nell’Indicatore della Situazione Economica Equivalente (Isee per l’appunto), è fondamentale per stabilire la percentuale di “sconto”, che è direttamente proporzionale all’ammontare indicato nel documento di sintesi reddituale.
Insomma, predica l’amministrazione finanziaria, in un caso o nell’altro, aprite il portafoglio se vogliamo restare amici.
In verità, anche nel recente periodo, in concomitanza della lunga crisi finanziaria vissuta, addirittura a livello planetario, già la giurisprudenza di legittimità aveva scagionato rilevi di ordine penale per crisi di liquidità contingenti in capo ad imprenditori in gravi difficoltà economiche.
Ricordo solo una delle ultime, la sentenza n.23532 del 5 giugno 2014 dove fra l’altro, si argomenta che, il fatto che si siano regolarmente pagati i propri fornitori, i propri dipendenti, i mutui e i finanziamenti – si sostiene spesso da parte dei ricorrenti – dimostrerebbe che l’inadempimento dell’obbligazione tributaria deriva esclusivamente da una situazione di difficoltà finanziaria e, dunque, la conseguente situazione di illiquidità (non addebitabile – si specifica – ad una cattiva gestione dell’impresa da parte del suo amministratore, ma a fattori del tutto indipendenti dalla sua volontà) dovrebbe integrare una sorta di condizione di forza maggiore tale da escludere la rilevanza penale delle violazioni tributarie.
La Corte, nell’affrontare la questione, ricorda come nell’ormai ricorrente casistica dei motivi dell’illiquidità che si assume essere incolpevole e che si chiede poter scriminare il mancato pagamento di tributi all’Erario vengano per lo più sottoposte all’attenzione della giurisprudenza, insieme o in alternativa, tre diverse ipotesi:
· l’aver ritenuto di privilegiare il pagamento delle retribuzioni ai dipendenti, onde evitare dei licenziamenti;
· l’aver dovuto pagare i debiti ai fornitori, pena il fallimento della società;
· la mancata riscossione di crediti vantati e documentati, spesso nei confronti dello Stato.
Ho voluto ricordare questo orientamento giurisprudenziale solo per dire che, forse più di “Quota 100 e dello stesso Reddito di cittadinanza”, questo provvedimento ha una base di ragionevolezza: scusate se è poco!
Modello di domanda
Il “modulo di domanda” è acquisibile tanto dal sito dell’Agenzia delle entrate – www.agenziaentrateriscossione.gov.it – o direttamente presso qualunque ufficio periferico dell’amministrazione finanziaria.
La domanda, corredata dell’indice Isee familiare e copia delle cartelle da definire, va presentata entro la fine di questo mese. Lo sconto è direttamente proporzionale al reddito complessivo indicato dall’Isee e varia da un minimo del 16% per un Isee sotto gli 8.500,00 euro fino ad arrivare al 35% per redditi superiori alla soglia di 12.500,00 euro, al netto di sanzioni e interessi di mora che vengono esclusi d’ufficio.
Il debito così quantificato, potrà essere definito in un’unica soluzione, entro il 30 novembre 2019 oppure con cinque rate ad importo variabile, con un interesse del 2% a decorrere dal 1° dicembre 2019.
La sanatoria, non riguarda soltanto i debiti fiscali (Iva e imposte dirette), ma anche eventuali contributi previdenziali per lavoratori dipendenti o addirittura, anche quelli che hanno avviato una procedura di liquidazione da “sovraindebitamento[2]”.
Insomma, si parte, il “saldo & stralcio” – SA/ST – vi sta aspettando, non ci perdiamo in chiacchiere, è una occasione come tante altre e certamente non sarà l’ultima!
 
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[1] In armonia al dettato deell’art.3 del DL 119/18 (legge di bilancio 2019).
 
[2] Proprio recente, sentenza n.10095 del 10 aprile della suprema Corte di Cassazione, gli ermellini hanno respinto una omologa da sovra indebitamento già avviata, in quanto il contribuente non ha saputo spiegare come ha utilizzato la somma di 35mila euro derivante da un Trattamento di fine rapporto. Diritti si, qualche volta c’è anche qualche dovere!