I RISULTATI DELLE ELEZIONI SPAGNOLE, TRA QUESTIONE CATALANA E DIPENDENZA DALL’UE

DI ALBERTO TAROZZI

Spagna, primi instant poll. Socialisti tra i 116 ei 121 seggi (28%),  Popolari tra i 69 e i 73 (18%), Ciudadanos tra i 48 e i 49 (16%),  Podemos tra i 42 e i 45 (14%),   Vox tra 36 e 38 (12%). Il partito più forte, tra i catalani, intorno ai 12 seggi (3%). Si stima che la maggioranza dei 176 seggi non verrà raggiunta né dal centro sinistra né tanto meno dal centro destra.

A dispetto degli exit poll non è semplice districarsi nei primi dati relativi alle elezioni in Spagna, contrassegnate da un elevato numero di votanti, e capire quale governo ne potrà venir fuori.

Ragioni tecniche e ragioni politiche. Il sistema elettorale spagnolo penalizza le formazioni più piccole, tanto che dal centro destra era insorta l’ipotesi della desistenza di talune liste là dove il candidarsi in due o in tre avrebbe favorito i socialisti.

Quindi occorre fare attenzione a non farsi ingannare dalle percentuali. Non a caso gli stessi sondaggi fornivano risultati divergenti quando si basavano sul numero di seggi previsti anziché sulle percentuali: ai 4 o 5 punti percentuali in più della lista di centro destra (Ciudadanos) sulla lista di estrema destra (Vox), corrispondeva un numero di seggi pari quasi al triplo a favore dei primi.

Ma passiamo alla politica. Tre ipotesi possibili. Centro destra, centro sinistra o invece una qualche maggioranza anomala.

Da un lato è presente l’ipotesi di una vittoria del centro destra subordinata però a molteplici fattori di incertezza. Oltre alla penalizzazione tecnica legata all’essere divisi in tre, pare confermata una flessione dei Popolari, vera spina dorsale del futuro eventuale governo sostenuta dal redivivo ex premier Aznar. Verrebbe compensata, con i necessari interessi, dai voti della lista civica del centro destra liberale dei Ciudadanos? I primi a dubitarne paiono essere gli stessi popolari, che hanno aperto all’ultimo momento anche all’estrema destra di Vox.

E’ quest’ultimo un gruppo xenofobo, caratterizzato dai lineamenti tipici delle nuove destre, accompagnati dai tratti particolari della realtà spagnola. Tracce di un franchismo mai del tutto spento, accompagnate dal consueto disprezzo per i diritti civili, che pure in Spagna si erano affermati prima che altrove (ricordiamo il governo Zapatero e il matrimonio per gli omosessuali). In aggiunta il finanziamento ricevuto da un gruppo paraterroristico medio orientale responsabile anni fa della morte di migliaia di iraniani. Ma quello che potrebbe far superare a Vox la soglia dei voti necessari a risultare determinanti per l’entrata in un futuro governo, sono i nodi irrisolti di un neo liberismo che ha trovato nella Spagna il figlio prediletto della Commissione Ue. Tanto da risparmiare alla Spagna le critiche di Bruxelles e l’innalzamento dello spread anche in tempi di instabilità politica e di latitanza del governo. Della Ue in effetti poco si è parlato in campagna elettorale nonostante le critiche di Podemos a sinistra e di Vox a destra

L’importante, per i commissari di Bruxelles, era che il Pil crescesse e che il debito calasse. Poco contavano le diseguaglianze oppure che l’occupazione andasse a picco, se non per fasce di precarietà estrema. Ma adesso il bubbone potrebbe essere sul punto di scoppiare, nonostante che, in campagna elettorale, della Ue poco si sia parlato e che le critiche siano giunte, oltre che da Vox, a destra, solamente e con altri toni da Podemos a sinistra.

D’altronde il governo socialista di Sanchez ha provato a fare qualche timido passo in altra direzione, in materia economica. Come una patrimonialina che punta però solo ad una fascia limitata di straricchi (oltre i 10 milioni di patrimonio).

Come ben sappiamo, in queste situazioni è la destra estrema che si scopre improvvisamente paladina dei lavoratori e porta a casa un tesoretto elettorale. E già nelle elezioni in Andalusia, regione con forti tradizioni per il popolo della sinistra, la destra di Vox ha riscosso  un notevole successo.

Ma non basta. A far crescere la destra di Vox, così come, per altro verso, i liberali di Ciudadanos, sono state le rivendicazioni indipendentiste della Catalogna, contro cui si sono scagliati peraltro anche i Popolari: caratterizzati da una storia di sinistra, i catalani hanno prodotto il risultato di incattivire a 360 gradi il centro nazionalista contro la rivale Barcellona senza peraltro portare a casa risultati tangibili.

Oggi gli indipendentisti catalani (più deboli quelli dell’esiliato Puigdemont, più forti quelli dell’incarcerato leader di Sinistra unita) si trovano ad un bivio.

Dopo aver silurato il governo di centro sinistra in febbraio nel voto sulla finanziaria, invertire nuovamente la rotta, consentendo, se possibile matematicamente, la ricostituzione di un nuovo governo coi socialisti a Podemos. Oppure procedere a tutto gas lungo la strada dell’indipendenza, dando per il momento qualche chance in più al governo delle destre. Sanchez, dal canto suo, a nome dei socialisti, ha già detto apertamente che di un nuovo referendum per l’indipendenza non se ne parla. A tali condizioni la riconciliazione appare dunque esercizio funambolico.

Guai dunque anche a sinistra, a prescindere da qualche voto in più o in meno. Se è vero che i socialisti del Psoe sono in assoluto il primo partito e hanno pure sul finire recuperato voti, non è altrettanto vero per quanto riguarda Podemos. Il movimento civico di sinistra negli ultimi mesi ha dovuto infatti scontare la scissione della componente madrilena, che punta alla vittoria alle amministrative anche a prezzo di compromessi che il movimento, a livello nazionale, ritiene inaccettabili.

Ennesima impasse dunque. Aspettiamo di vederci più chiaro, seggio per seggio.

Nel frattempo, per dovere di cronaca, segnaliamo una terza ipotesi anomala, che qualcuno ritiene possibile, nel caso di fallimento della coalizione del centro destra così come di quella del centro sinistra. Si tratterebbe di un’alleanza trasversale per un patto di governo tra Psoe (socialisti), spostato a destra, e Ciudadanos, sganciato da Popolari e Vox.

I numeri non è detto che ci siano nemmeno in questo caso, visto che i risultati di Ciudadanos sono ancora incerti. Inoltre  i contratti tra diversi si sa come cominciano ma non si sa come vadano a finire. Dalle nostre parti ne sappiamo qualcosa.