DOMENICHE ITALIANE. LE RISATE DELLE RAGAZZE DELL’EST

DI MARIO RIGLI

Le notizie erano ancora confuse anche se ormai l’attentato terroristico  si era consumato da qualche ora. Volevo stare ancora a sentire le notizie, ma Luna voleva uscire, voleva andare al parco. Vicino a casa mia c’è un bellissimo parco attrezzato, si chiama “IL CAMPINO”. Avevo ancora il magone per quei fatti e soprattutto per i commenti squilibrati in rete che ne erano seguiti. Mi sembrava che tutto precipitasse, tutto andasse a rotoli, sia nel privato economico personale che a livello di Paese. Luna  scorrazzava in bicicletta ed io seduto su una panchina mi sono messo a pensare e soprattutto a guardare, ma senza mettere a fuoco alcunché. Fino a che delle risate grasse, corpose, mi hanno portato a soffermarmi su un gruppo nutrito di persone. Erano 11 badanti, undici donne di una certa età, undici donne dell’est e due ragazzine. Di domenica hanno il giorno libero e si ritrovano insieme. Erano sedute in cinque in una panchina di legno e le altre sei erano loro davanti sedute sulle seggiole di plastica del parco, tutte rigorosamente all’ombra di un susino con le sue belle foglie viola-amaranto-ruggine. Le due ragazze poco più là. Pensavo che avevano lasciato mariti, figli, affetti, case, in Polonia o Romania o Ucraina. Non doveva essere un granché  la loro vita, eppure quelle poche ore trascorse insieme, le loro risate, grasse come sono sempre le risate dell’est, il loro sovrapporsi nel parlare, il loro alzarsi per farsi sentire alle altre, la loro felicità, anche se di qualche ora, avevano preso il sopravvento nei pensieri probabilmente costanti e malinconici che puntavano verso la loro casa lontana. Mi sembravano un po’ quelle margheritine che punteggiavano l’erba del prato, pestate dai ragazzi, dalle loro mamme, dai palloni e dalle gomme delle biciclette che pur alzavano dopo poco il capo ed il fragile gambo.

Avrei voluto avere la macchina fotografica. Stavo a due passi, ho detto a Luna che andavo a prendere le sigarette, che mi aspettasse cinque minuti. Quando sono tornato se ne stavano andando, ho scattato loro una foto al di la della strada.

 

Se ne stavano tornando alla loro seconda e momentanea casa, dove un anziano aspettava le loro cure. Due, forse le più fortunate, erano ancora alla panchina, ma soprattutto c’erano le loro ragazze che sullo schienale di legno delle panchina coglievano le piccole susine viola della pianta. Un sapore aspro, ma gradevole, un po’ come la loro vita.

Tutti i miei problemi sono scomparsi, anch’io ho cercato di guardare oltre come quegli occhi chiari delle ragazze dell’est, come quelle margheritine, come Luna che scorrazzava in bicicletta.