GIOVANI E LAVORO. L’INGANNO DEL SENSO DEL DOVERE A TUTTI I COSTI

Dirò una cosa impopolare, ma a me questa etica del “senso del dovere” che sbandieravano da Giletti nella puntata di Domenica 28 Aprile prendendo in giro i giovani che rivendicano il loro tempo libero, pur chiedendo di lavorare, sta dando seriamente fastidio.

Ma perché non capiscono che la cosa più importante è che questi ragazzi trovino IN PRIMIS la loro identità, quel qualcosa per cui sarebbero davvero disposti a fare sacrifici, e poi questo auspicato “senso del dovere” arriva di conseguenza? Perché non capiscono che la ricerca dello sballo a tutti i costi altro non è che l’unica strada che vedono percorribile “per non dover pensare”? E a cos’è che non vogliono pensare? Ce lo siamo mai chiesti? Cos’è che hanno bisogno di scacciare a tutti i costi dalle loro teste? Forse l’angoscia di non aver ancora capito la strada da imboccare? Forse non avere una linea, un progetto di vita definito da percorrere? Forse avere davanti università che si svuotano ogni giorno, laureati che puliscono le scale, tasse pagate nelle mani di uno stato che non contraccambia con dei buoni servizi?

Perché non capiscono che il problema non sono loro, ma i loro insegnanti indolenti che probabilmente non li hanno mai fatti innamorare di una materia; i loro genitori, che si compiacciono di essere chiamati “mammmmmma” o “papà” col tono di un bambino dal loro figlio ormai ultraventenne; la società neo-liberista, che ha svuotato le piazze e ci ha isolati dentro le mura di casa a guardare il nostro orticello, e infine un sistema che non ci vede più come soggetti pensanti, ma come soggetti consumatori?
I ragazzi sono svegli, sono intelligenti, sono curiosi e rispondono agli stimoli, oggi come allora. Non si può lavorare così di fino sul loro annichilimento per poi deriderli per i risultati di questo processo.