LIBIA: PRONTI A SALTARE SUL CARRO DEL VINCITORE

DI LUCA SOLDI

 

 

ECCOCI pronti a cambiare casacca. Eccoli pronti a pugnalare a le spalle il fedele custode della nostra integrità nazionale.
Eccoci pronti ad indossare le nuove casacche fra le sabbie della Libia.
Ormai Al Sarraj pare non interessarci più malgrado, fino a poche settimane, avesse in affidamento il controllo dei nostri confini nel mare a Mediterraneo.
Malgrado gli accordi e le corruzioni sulla gestione del petrolio.
Malgrado i suoi miliziani avessero il compito di arginare i migranti, malgrado tutti i soldi, le navi, l’addestramento fornito in fretta e furia adesso siamo disponibili a spostarci verso il nuovo cavallo vincente nelle guerre tribali libiche.
Malgrado avessimo chiuso gli occhi sulle barbarie perpetrate nei lager di detenzione
Certo tutto non può avvenire in un solo colpo.
Intanto arriva evidente ed esplicita la dichiarazione per premier Conte che dice:
“né con Sarraj né con Haftar, ma con il popolo libico”, annunciando, durante la missione in Cina, come pressoché definitivo il riposizionamento del governo sul suo più importante dossier di politica estera.
Il risultato è una magra figura verso i nostri alleati, verso l’Europa, verso il mondo intero per un capovolgimento di fronte che può far piacere ad arabi ed egiziani.
Ma non solo è pure evidente il rischio di «sonore ripercussioni» sugli interessi italiani in Libia, dai migranti alle commesse petrolifere. È quanto riferiscono ai media le fonti vicine al Consiglio presidenziale di Tripoli, secondo cui l’uomo forte della Cirenaica è «un criminale di guerra che ha aggredito la capitale e i suoi tre milioni di abitanti bombardando i civili».

Pertanto il governo di accordo nazionale vuole capire chi è con e contro di lui: «Le posizioni neutre non sono ammesse». Conte, da parte sua, cercava in Abdel Fattah Al Sisi (e in Vladimir Putin) un conforto per scongiurare la carneficina libica. Ha trovato nel presidente egiziano la certezza che sia il terrorismo l’unico obiettivo da abbattere e che Haftar sia l’unico in grado di farlo. Il governo italiano deve fare i conti con questa convinzione. I jihadisti che bussano alle porte d’Egitto sono gli stessi che potrebbero venire a bussare alle porte dell’Italia. E di rischio di «una trasmigrazione di terroristi dalla Tunisia all’Italia» parla chiaramente il premier italiano da Pechino. L’altra convinzione è che «una soluzione alla crisi non c’è: sulle modalità più efficaci per stabilizzare la Libia ancora ci interroghiamo».