PRIMO MAGGIO DI RESISTENZA SUI TETTI DELL’AZIENDA DOVE LAVORAVANO

DI PIERLUIGI PENNATI

Dopo esserne stati licenziati per motivi legati alla loro appartenenza sindacale 33 facchini hanno deciso di occupare il tetto dell’hub dell’azienda di trasporti GLS a Piacenza e di non scendere fino a quando non saranno riassunti in servizio.

Il posto è lo stesso dove un anno fa un loro collega era rimasto ucciso durante una protesta, il suo nome era Abl El salam, che da noi potrebbe corrispondere benissimo ad un signor Rossi qualsiasi, travolto da un camion di un crumiro istigato dalla direzione a passare ad ogni costo il blocco che era stato attuato per protesta contro le condizioni disumane di lavoro pena a propria volta il licenziamento.

L’effetto del sacrificio fu la stabilizzazione dei precari di allora ed una ventata di dignità durata ben poco, oggi, a cavallo tra due date strategiche e simboliche, il 25 aprile, la liberazione dal fascismo, simbolo di democrazie e libertà del nostro stato, ed il 1° maggio, festa del lavoro, diritto e fondamento della nazione italiana, e mentre per l’opinione pubblica generale libertà e lavoro sembrano essere garanzie inalienabili, questi lavoratori licenziati per la loro vicinanza al sindacato sindacale sono costretti ancora una volta ad un gesto estremo per rivendicare quei diritti che tutti pensiamo non possano mancare e lo fanno barricandosi con un gesto eclatante sul tetto dello stabilimento dal quale sono stati licenziati ingiustamente.

Come Abd El Salam sono arrivati da lontano, sono tutti stranieri ed hanno accettato quello che noi italiani non accettiamo più, lavorare duramente per pochi soldi, costoro ci hanno rubato il lavoro umile e meschino che noi rifiutiamo perchè non è più dignitoso, anche se poi non facciamo nulla per cercare di renderlo di nuovo quello che dovrebbe essere: nobile come qualsiasi lavoro libero ed onesto.

Non si può chiedere sicurezza se il lavoro è precario, non si possono rivendicare diritti se si è sotto ricatto, così il sindacato USB, cui sono iscritti i 33 sul tetto e promotore della protesta, ha deciso di manifestare non sfilando in bella mostra nei centri cittadini come ormai di rito comune, ma qui a Piacenza, come simbolo della nuova resistenza agli attacchi alla dignità del lavoro da parte di chi ci vorrebbe forse tutti schiavi.

Hanno risposto per primi a questo appello Luca Pastorino e Francesco La Forgia, parlamentari di sinistra che raccogliendo il grido di dolore di questi lavoratori questa mattina si sono recati sul posto per dimostrare la loro solidarietà e per garantire il loro intervento in parlamento volto a chiarire la vicenda.

Sempre questa mattina l’azienda GLS convocata dal prefetto ha disertato l’incontro con la giustificazione che non avrebbe trattato con nessuno se anche l’altro sindacato presente in azienda, il SI Cobas, non sarebbe stato presente.

Il SI Cobas, però, a seguito della chiusura in emergenza del magazzino da parte di GLS finchè il suo tetto sarà occupato, dal canto suo aveva già fatto sapere che a proprio parere, con questa occupazione, «USB sta mettendo a rischio il mantenimento del magazzino», schierandosi apparentemente con le ragioni aziendali e proponendosi di fatto come antagonista di USB e non come suo partner di lotta per i diritti dei lavoratori in una azienda la cui situazione è esplosiva e caratterizzata da continui ricatti e vessazioni sul personale.

Al contrario USB afferma che, tetto a parte, tutta la struttura è assolutamente accessibile e nessuno ne vieta o impedisce in alcun modo l’ingresso né alle persone, né ai mezzi, sostenendo che si tratti di una chiusura esclusivamente strumentale per contrapporre i lavoratori tra di loro, divisi tra chi rivendica giusti diritti e chi non può lavorare a causa di questa iniziativa.

Le ragioni iniziali delle protesta sono state il sistema degli appalti in GLS, giudicato malato da USB che denuncia l’assunzione del personale in società esterne che invece gestiscono direttamente l’organizzazione dei servizi configurando una natura irregolare dell’appalto con il fornitore, e la stabilizzazione dei residui 77 posti di lavoro mantenendo in essere l’hub piacentino, trattenendo così sul posto altri 54 facchini che è giù previsto saranno spostati in una nuova sede.

«Nessuno si illuda di spegnere l’aspirazione a veder riconosciuto il diritto ad un lavoro sicuro, giustamente retribuito per dare un futuro alle proprie famiglie, nessuno si illuda di spezzare la dignità e la determinazione dei 33 attualmente licenziati, sono i fratelli di vita e di lotta di Abd Elsalam», conlude USB facendo sapere che il 1° maggio non manifesterà nelle città ma di fronte al magazzino di Piacenza che è diventato il simbolo della resistenza e della lotto per il lavoro dignitoso, onesto e sicuro.

Nel video l’onorevole Luca Pastorino ed il senatore Francesco La Forgia parlano con gli occupanti il tetto della GLS dal quale hanno promesso di non scendere fino a quando non saranno riassunti.