Focus antiriciclaggio

FOCUS ANTIRICICLAGGIO. POCHE IDEE MA CONFUSE

DI GIOVANNI FALCONE
Quando leggo questi “focus”, come spesso fa la Redazione del Sole 24 Ore[1], sono quasi indotto a credere che la strategia di contrasto al “riciclaggio di denaro sporco” nel nostro Paese è chiara anzi che dico, è chiarissima.
Nella realtà, invece, quando usciamo da Roma e andiamo in periferia, quando lasciamo la teoria e andiamo a vedere la pratica, ci rendiamo conto che le sentinelle sul territorio annaspano, ci sono tante difficoltà pratiche ed operative, la criminalità organizzata imperversa, la corruzione nella pubblica amministrazione appare inarrestabile, le frodi fiscali, a cominciare dalle false fatturazioni, non conoscono ostacoli di sorta.
Pratica operativa
Al netto di numerose disfunzioni regolamentari e attuative di cui ho parlato in altro articolo[2], oggi voglio soffermarmi su un altro grave problema, dai più ignorato o quanto meno sottovalutato, a mio avviso costituente un grave vulnus al complessivo dispositivo di contrasto al riciclaggio di denaro sporco e finanziamento del terrorismo. Mi riferisco alla procedura di segnalazione di operazione sospetta ovvero, più specificatamente all’iter <<segnaletico interno di segnalazione>>, autonomamente strutturato nell’ambito organizzativo degli Intermediari finanziari.
Voglio partire dalla mia personale esperienza, quando, svolgevo le funzioni di Responsabile aziendale antiriciclaggio nell’ambito di un Gruppo bancario, dove servirono circa due anni per riuscire a rimuovere quello che continuo a ritenere una grave anomalia di sistema. Ne parlo perché ancora adesso, ahimè, il 90% degli intermediari finanziari è organizzato allo stesso modo.
Dove sta il problema, di cui sto parlando?
Come ho accennato dianzi, il problema riguarda la procedura di segnalazione interna a ciascun intermediario.
Lo spiego attraverso un esempio pratico. Immaginiamo che un dipendente di una banca – pensiamo al giovane Operatore di sportello o, come viene comunemente definito, al cassiere – che decide di presentare una Segnalazione di operazione sospetta sul conto di un vecchio cliente. In tale situazione, al netto di un “rimbrotto verbale” da parte del Direttore di filiale che non condivide l’iniziativa del collaboratore, la stessa Sos potrebbe essere archiviata dallo stesso direttore perché non ritenuta di interesse.
Così facendo, di quella iniziativa del valoroso cassiere, salvo il direttore di filiale ed a torto od a ragione, nessuno sarà informato per una valutazione di merito ulteriore e definitiva, per l’eventuale inoltro all’organo centrale della Banca d’Italia (Uif).
In pratica, così facendo, se la banca tiene 500 filiali distribuite sul territorio nazionale, sarà come avere altrettanti Responsabili antiriciclaggio che, nella loro autonomia continuano a decidere l’archiviazione ovvero, l’inoltro della Sos al Responsabile aziendale antiriciclaggio.
Vi sembra una soluzione ragionevole nel quadro della “collaborazione attiva” di un soggetto obbligato quale è l’intermediario finanziario?
Il vecchio Decalogo della Banca d’Italia[3], a tal proposito, fra l’altro statuiva: “ …va assicurata celerità, riservatezza e facilità di confronto tra chi matura il sospetto e tale responsabile”.
Nell’esempio che ho appena fatto, se la Sos, a giudizio del direttore di filiale viene archiviata, morendo sul nascere, nessun confronto ci potrà mai essere fra il valoroso cassiere e il Responsabile aziendale antiriciclaggio.
Inoltre, a voler pensare male: perché il direttore sul territorio ha archiviato la Sos prodotta dal collaboratore? Perché è colluso con il malaffare sul territorio, perché è minacciato o solo perché non condivide il merito dell’iniziativa?
Conclusione
Lo sforzo che feci all’epoca in cui svolgevo il ruolo di Responsabile aziendale antiriciclaggio, fu’ quello di essere, insieme al direttore di filiale, il primo destinatario dell’imput di segnalazione[4]. A tal punto, acquisito il parere dallo stesso direttore – sovente non condivisibile – ed al termine di approfondite valutazioni e riscontri decidevo l’inoltro all’allora Ufficio Italia Cambi in sede centrale.
La soluzione che suggerisco, credo in assoluta ragionevolezza, è quella di ricondurre esclusivamente all’operato del Responsabile aziendale antiriciclaggio la possibilità di archiviare una iniziativa nata in periferia.
Non escludo che, con il provvedimento Bankit di gennaio scorso di cui ho parlato recentemente, un concetto così elementare verrà percepito con maggiore efficacia[5].
Per intanto osservo, noto ed annoto!
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[1] L’ultimo “focus” è del 20 marzo 2019 <<GUIDA PER I PROFESSIONISTI E INTERMEDIARI – I nuovi obblighi antiriciclaggio>>
[3] “Istruzioni operative per l’individuazione delle operazioni sospette”
[4] Ovviamente, cessata la mia collaborazione, tornarono ex ante!!!