BERLINO, CONCLUSO VERTICE FRANCIA GERMANIA SUI BALCANI. FALLIMENTARE. GRANDI AMORI KOSOVO USA

DI ALBERTO TAROZZI

Concluso il vertice di Berlino sui Balcani. Voluto da Angela Merkel per riprendere il filo di un discorso interrotto a Vienna nel 2015.

Egemoni Germania e Francia, presente per la Ue la Mogherini. Partecipazione di Serbia e Kosovo (protagonisti); sullo sfondo Slovenia, Croazia, Bosnia,  Montenegro, Macedonia del Nord, Albania (comprimari). Nessuna chiamata per Italia, Grecia e Austria. A sottolineare che chi conta, per la Ue, è l’accoppiata di Aquisgrana.

Non comincia nemmeno il coretto sui poveri italioti che nessuno si fila che si scopre che non tutti i mali vengono per nuocere. Questa volta non è la storia della volpe e dell’uva. Il fatto è che il meeting si rivela un fallimento che peggio non si potrebbe. Tanto per cominciare la strana coppia di Aquisgrana non pare nemmeno in sintonia.

Il birichino di Parigi, convocato da Angela come gregario di lusso, riprende la filastrocca dei mesi scorsi: possibile un accordo tra Serbia e Kosovo mediante uno scambio di territori: io ti regalo Presevo (prevalenza albanesi) tu mi dai Mitrovica (prevalenza serbi). La Serbia dirà qualcosa che assomigli a un riconoscimento del Kosovo senza esserlo fino in fondo; il Kosovo cancella i dazi stellari sui prodotti serbi. Tutti e due ce ne andiamo nella Ue (prima i serbi, poi il Kosovo). Così il povero Macron.

Mutti Merkel non è riuscita a spiegargli bene che l’ipotesi, un tempo non rifiutata da Vucic per la Serbia e da Thaci per il Kosovo, è morta e sepolta. Ne sarebbe derivata una breve pseudo pace seguita da una ripresa degli scontri, causa le rimanenti minoranze rimaste in ostaggio in territorio nemico. Macron colpito e affondato.

Ma ad essere onesti non è che agli altri mediatori, dalla stessa Merkel alla Mogherini, le cose siano andate meglio. Il bellicoso Thaci (fino al 1998 considerato terrorista dalla Nato e poi graziato e redento nel nome dei Clinton) ad ogni incontro, invece di scendere a patti, rialza la posta. Il riconoscimento da parte dei serbi come preliminare; a me Presevo e dintorni a voi si vedrà; i dazi se ne parlerà. E per il momento il Kosovo si darà un esercito, in barba a tutti gli accordi preesistenti.

Finalmente incontro Thaci Mogherini. L’ex terrorista se ne va scuotendo la testa. Si ritiene incompreso dalla Ue. Nel frattempo il premier kosovaro Haradinaj in visita a Washington si proclamava più statunitense di una palla da base ball. Thaci non gli è da meno. Lascia in gramaglie la Mogherini e va a far visita all’ambasciatore yankee a Berlino. Segue commento: “nessun dialogo con la Serbia, senza il coinvolgimento degli Stati Uniti”.  L’asse francotedesco è servito. Chi vuole capire lo capisca.

Sono finiti i tempi del 2015 con la Merkel impegnata a costruire un corridoio per i profughi nei Balcani, che elargiva simpatia a destra e a manca per la normalizzazione della situazione tra Serbia e Kosovo e nei territori limitrofi. Oggi i profughi sono in larga parte altrove. Solo poche migliaia in Bosnia a rischiare di crepare dal freddo l’inverno scorso. Per il resto tutti nei campi profughi in Turchia. Solo i più fortunati abbastanza numerosi, bene accolti in Germania da Angela ma non dalla destra neo nazista.

La pace nei Balcani si è già affievolita. E’ già tanto che non ritorni la guerra. Lasciamo il tempo al tempo. Usa a soffiare sul fuoco dei kosovari albanesi cui tutto viene concesso, compresa la costituzione di un esercito. Ma soprattutto Usa e Ue su linee divergenti, che sono presenti anche all’interno della Nato. Poi ancora la Ue con il duetto stonato di Berlino e Parigi. Poi ancora, sullo sfondo, Russia che guarda con amore alla Serbia che sola pare resistere alle sirene della Nato. Aggiungeteci la Cina con un nastrino della via della seta, magari un po’ di Turchia con pretese di egemonia sull’area albanese. Il piatto è servito: la pace sia con voi.

Ciliegina sulla torta la superbase Usa di stanza in Kosovo con la possibilità di scaricarci addosso un missile in pochi minuti se fossimo indisciplinati. Gentile omaggio della guerra della Nato contro la Jugoslavia cui noi partecipammo attivamente. Un pensierino doveroso anche per colui che la nostra partecipazione a quella guerra fortissimamente volle.