RAMELLI FU UN EPISODIO GRAVE MA L’ITALIA È ANTIFASCISTA

DI PIERLUIGI PENNATI

«Ramelli capisce, si protegge la testa con le mani. Ha il viso scoperto e posso colpirlo al viso. Ma temo di sfregiarlo, di spezzargli i denti. Gli tiro giù le mani e lo colpisco al capo con la chiave inglese. Lui non è stordito, si mette a correre. Si trova il motorino fra i piedi e inciampa. Io cado con lui. Lo colpisco un’altra volta. Non so dove: al corpo, alle gambe. Non so. Una signora urla: “Basta, lasciatelo stare! Così lo ammazzate!” Scappo, e dovevo essere l’ultimo a scappare.»

Questa la testimonianza resa durante il processo per l’omicidio Ramelli da Marco Costa, la donna che tutti i testimoni ricordano gridava da un balcone era la madre che stava assistendo alla morte del figlio 18enne.

Era il 13 marzo 1975, morì in ospedale il 29 marzo di 44 anni fa, oggi avrebbe 63 anni.

Nel corso della celebrazione delle esequie quattro militanti di destra furono denunciati per apologia del fascismo in ragione dei saluti romani rivolti al feretro, oggi sarebbero bollati come ragazzacci…

La morte di Ramelli per essere stato un militante di destra è certamente un fatto buio della nostra storia, ma l’aver dimenticato che la nostra repubblica è nata antifascista perché sorta proprio in contrapposizione al fascismo è certamente un fatto grave.

Chi ieri ha steso il braccio in segno di saluto fascista non ha onorato il martire Sergio Ramelli, ha offeso i padri della patria che gli hanno dato tutte le libertà, anche quella di dichiararsi ancora fascista contro ogni buon senso, ma non quella di chiedere la restaurazione di un qualsiasi regime antidemocratico, come era il fascismo.

«Il Fascismo è contro la democrazia» da “La dottrina del fascismo” di Benito Mussolini cap. 1 punto 9 “Democrazia e nazione” terzo capoverso, questo è ciò che i padri fondatori volevano evitare.

Io sono per la democrazia!