#COLPEVOLEDITUTTO. UN LIBRO PER RIDARE SENSO A QUELLE PAROLE CHE NON TROVIAMO MAI

DI DOMENICO IANNACONE

Premetto che non amo gli scrittori improvvisati, quelli che senza talento ed estro sfornano libri a ripetizione. Trovo che scrivere sia una tra le cose più libere ma anche più difficili da fare. Perciò è una missione che non si può
improvvisare . La scrittura è fatica, sudore e spesso viaggio dentro i propri vuoti esistenziali che non tutti possono attraversare.
L’altra notte mi è accaduta una cosa bellissima che va nella direzione contraria.
Lo scrittore Gian Paolo Serino mi
ha inviato le prime dieci pagine di #Colpevoleditutto, il suo nuovo romanzo prossimo alle stampe.
Non so come riportare a voi la
sensazione che ho provato leggendo quelle pagine. So solo che mi hanno tramortito. Ho dovuto leggere e rileggere ancora per non sprecare nulla di quello che era scritto. Una folgorazione linguistica che mi è
arrivata come un’onda d’urto da cui non ci si può salvare. In effetti in quell’incessante crepitìo di vocali e consonanti, di frasi a volte urlate o solo sussurrate, ho riconosciuto anche il suono che le parole fanno
quando si impastano al significato e non lo abbandonano mai.
Ho provato la sensazione magnifica di risentirmele risuonare dentro dopo ore .
Così stasera sono qui a compiere un gesto di riconoscenza verso Gian Paolo Serino, che ha saputo in quelle pagine ridare senso alle parole che cerchiamo e non troviamo mai

Scrive Gian paolo Serino:

E’ strano quando scrivo: da una parte sono lontano dal mondo, dall’altro lo descrivo quando ne scrivo. Scrivo del mondo e non lo vivo. L’ho già vissuto. Non ci sono sorprese. Solo conferme. Il vento della nostalgia soffia dentro le mie ossa. Non vedo nessuno, ma guardo tutto. Esco ed è come se tradissi me stesso, perchè perdo tempo nella rivoluzione che sto creando scrivendo. Sono convinto che si scriva per cambiare le cose se no, non serve a niente. Il resto mi annoia. Quando incontro qualcuno gli dico: “Dimmi una cosa e raccontamene 10”.
Ritorno a casa senza neanche un racconto.