A PROPOSITO DI WU MING CHE ABBANDONA IL SALONE DEL LIBRO

DI FRANCESCA PAPASERGI

Leggo qua e là critiche a Wu Ming per l’abbandono del Salone del Libro a causa della presenza di una casa editrice fascista. Premesso che il più simpatico dei Wu Ming mi risulta gradevole come un istrice nelle mutande, leggo spesso i loro scritti perché sono obiettivamente interessanti e ben documentati. La loro posizione è coerente con quanto sostengono da sempre, quindi non sono sorpresa. Credo anche che per il Salone non sia stato facile non poter rifiutare un posto ad Altaforte, ma in assenza di condanne non si poteva farlo senza rischiare che fosse il Salone stesso a rimetterci. Non posso far altro che sperare nell’arrivo di condanne, e girare al largo da quello stand. Mi auguro anche che non ci siano problemi di ordine pubblico, perché ricordo bene le squadracce  girare per il Salone, anni fa, in cerca di uno specifico autore. Non vado alle manifestazioni per non rischiare le botte, di cui ho notoriamente paura – e non mi vergogno a dirlo – ma il Salone è casa mia da tanto tempo, e non esiterei un secondo.

Mi permetto anche di dare un consiglio non richiesto ai miei amici liberali, che invocano la libertà di pensiero: anzitutto, la rifondazione del partito fascista in Italia è vietata, quindi cose come Casapound, Fratelli d’Italia, Forza Nuova e company non dovrebbero esistere, né stare sulle schede elettorali. Eppure ci sono. Quando dite che tutti devono avere il diritto di esprimere le proprie idee, ricordatevi che un fascista, in posizione di vantaggio, a voi non lo permetterebbe. Quando difendete il diritto di esprimere quelle specifiche idee, state difendendo soggetti che considerano le donne una proprietà dell’uomo, delle incubatrici che respirano; che odiano gli omosessuali, i transgender, tutto quello che si allontana dal loro concetto di “normalità”; che credono che le persone di colore siano esseri inferiori, indegni di far parte della nostra società; che hanno fatto della violenza contro i deboli e i diversi una bandiera.
Volete davvero garantire libertà a chi non la vorrebbe per nessuno diverso da sé? Karl Popper non è tra i miei studiosi prediletti, ma forse il suo saggio “La società aperta e i suoi nemici” potrebbe esservi utile per capire perché WuMing non ha affatto torto.