TORINO. IO PORTO DA ALTAFORTE UNA COPIA DI SE QUESTO È UN UOMO. FALLO ANCHE TU

DI LUCA MARTINI

Siamo da giorni immersi in una polemica che avvelena gli animi, prima ancora che l’atmosfera del Salone del libro di Torino, nascondendolo tutto dietro la vergogna di uno stand autoproclamatosi fascista.

D’altronde, il signor Francesco Polacchi di Altaforte, casa editrice vicina a CasaPound, non le manda a dire. Copio da Repubblica.it una sua dichiarazione: «Sono un militante di CasaPound, anzi il Coordinatore regionale della Lombardia. E sono fascista, sì. Lo dico senza problemi. L’antifascismo è il vero male di questo Paese».

Ecco fatto. E il web (il famoso popolo del web), noi compresi, ha cominciato a lanciare hashtag e a studiare contromosse a questo obbrobrio, a un insulto a tutto quel che si vuole, in primis alla Costituzione.

Senza lasciarsi prendere pure dallo sdegno per le mosse di Salvini (che potrebbe pubblicare un’intervista con qualsiasi casa editrice italiana e ha scelto Altaforte), cosa che aggiunge casino a casino, ho pensato a un piccolo gesto simbolico.

Porterò a Torino la mia copia, una vecchia copia Einaudi, forse risalente ancora ai tempi della scuola, forse ancora quella della terza media, di Se questo è un uomo di Primo Levi. Che visse e solo per caso morì a Torino. Ecco io farò questo semplice gesto, porterò allo stand fascista un libro. Fatelo anche voi, potrebbe anche capitare che lo spazio di Altaforte venga sommerso, seppellito di libri che dicono Se questo è un uomo. Che venda pure i suoi libri il signor Polacchi tra pile di libri di Primo Levi. Tra sentinelle della nostra libertà. Ecco.

Appena lo so vi do il numero dello stand.
Copio qui le parole della poesia Se questo è un uomo di Levi

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.