CAOS SOCIALE E POLITICO. METTIAMO ORDINE?

DI FEDERICO TANTILLO

 

Un ministro, per di più degli interni, che pubblica con una casa editrice afferente a una organizzazione border-line quanto a natura eversiva, è un SERISSIMO problema ISTITUZIONALE.
Non è stato né affrontato, né tantomeno risolto.

Un gruppo di persone che occupa suolo pubblico, intimidisce persone, cerca di impedire che una famiglia assegnataria di una casa popolare entri nella casa assegnata, è un SERISSIMO problema legale.
Nessuno ha fatto nulla, a Casal Bruciato.
Però se io ora me ne vado davanti Montecitorio, pacificamente, con un cartello addosso con su scritto “no alla partitocrazia”, mi sa che qualcosa mi succede.

Un editore che pubblica testi anche del pensiero estremista (che so, il Mein Kampf, o le risoluzioni strategiche delle BR), non dovrebbe essere un problema, in un paese liberale.

Ma se l’editore rilascia interviste dicendo “sono orgogliosamente fascista”, o “sono orgogliosamente sostenitore delle Brigate Rosse”, e si fa vedere in piazza armato di spranghe, beh, qualche problema legale si pone. Il confine tra pensieri e azioni è individuabile, a volte con difficoltà, ma il problema esiste.

Se un editore, anche di testi “estremi”, partecipa a una fiera, e partecipa per aver rispettato delle regole – e non in funzione di raccomandazioni a discapito di altri editori – sbatterlo fuori è una misura illiberale.

Se un giornalista, un autore, un editore, decide di non andare a una fiera per protesta contro la presenza di un editore che presenta titoli e idee estreme, a lui avverse, non sta compiendo alcuna censura. Sta legittimamente protestando per qualcosa che reputa non giusto.