NAUFRAGIO DI MIGRANTI AL LARGO DELLA TUNISIA: 60 LE VITTIME

DI CHIARA FARIGU

Erano partiti con ogni probabilità dalla Libia. Per sfuggire a quell’inferno che più volte, altri migranti ‘più fortunati’ hanno poi potuto raccontare, una volta in salvo. Loro, i sessanti migranti di origine subsahariana con ce l’hanno fatta, il loro barcone  è naufragato in acque internazionali, a 40 miglia dalla città di Sfax, in Tunisia. I pescherecci che stavano lavorando nella zona del naufragio sono riusciti a portare in salvo sedici persone. Le operazioni di salvataggio e di recupero dei corpi, condotte dalla Marina militare tunisina, sono ancora in corso.

E’ l’ennesima strage dei disperati che fuggono da guerre e miseria. Solo l’ultima in ordine cronologico, un bilancio davvero pesante.

E mentre si contano le vittime, si apprende da Alarm Phone che un altro barcone con a bordo circa 100 persone, di cui 24 donne e 8 bambini,  è in difficoltà al largo della Libia.Abbiamo chiamato la guardia costiera libica, ma non risponde”, twitta Alarm non fornendo altri dettagli in quanto il segnale, col quale hanno ricevuto la chiamata, era piuttosto debole.

E’ andata meglio per i  36 migranti, salvati dalla Marina militare italiana, grazie all’intervento del premier Conte che ha disposto l’attracco al porto di Augusta. Ponendo fine all’ennesimo teatrino di ‘io porti non do’ messo in scena da Matteo Salvini, pronto a replicare un nuovo caso ‘Diciotti’.  Disponibili ad accoglierli Francia, Danimarca, Malta e Lussemburgo, precisa Conte.

In salvo anche i 30 migranti a bordo della ong  ‘Mare Jonio’ che sono stati fatti sbarcare a Lampedusa. Ma i componenti dell’equipaggio sono stati iscritti nel registro degli indagati  e la nave è stata fermata con ‘sequestro d’iniziativa’ della Guardia di Finanza che ha riscontrato alcune irregolarità, ora sottoposte al vaglio della magistratura