RADUNO ANNUALE DEGLI ALPINI:PER TRE GIORNI MILANO IN COMPAGNIA DELLE PENNE NERE

DI MARINA NERI

Al via la giornata del raduno annuale degli Alpini a Milano. Per tre giorni, fino a domenica, le penne nere di tutta Italia si ritroveranno nel capoluogo Lombardo per la novantaduesima edizione del raduno che cade proprio nell’anno del centenario della nascita, avvenuta proprio a Milano nel 1919, dell’associazione che rappresenta gli alpini.

In quell’occasione nacque anche il giornale degli alpini, l’ “Alpino” che esiste ancora oggi.

Milano si veste di tricolore e celebra un momento di forte comunione capace di unire in un unico abbraccio i monti e il mare d’Italia.

Sfileranno gli alpini. Quella loro penna nera, portata con orgoglio sul cappello, intinta nell’inchiostro del Tempo, farà leggere a figli e nipoti pagine di Storia oggi coperta dall’oblio.

E una donna, vicino le transenne in piazza Duomo, torna bambina. È il momento dell’ alza bandiera. Una piccola mano dentro una grande mano, mentre molti anni prima sfilavano gli alpini. _ Sai, la penna nera è il simbolo del Risorgimento. Il cappello ricorda il copricapo di Ernani un montanaro che combatté per la libertà e ispirò l’omonima opera lirica di Verdi. Durante i moti del 1848 quel copricapo fu usato come simbolo di patriottismo. _ diceva una voce adulta rivolta verso un visino attento e affascinato. _ Una penna sul lato sinistro del cappello, inclinata all’indietro. Di corvo nera per la truppa, di Aquila marrone per i sottufficiali e di oca bianca per gli ufficiali_
Chiusi i giovani occhi ella faceva correre la fantasia.

E il vento le portava gli echi di feroci battaglie, le urla e i pianti di uomini impauriti, disperati, stanchi, infreddoliti sull’Adamello, nelle valli delle Dolomiti, nel freddo del Carso , sul monte Grappa, sull’Ortigara.

Ovunque vi fosse un confine da difendere vi era un alpino a vivere, a combattere, a morire.

Proprio il monte Ortigara in provincia di Vicenza fu teatro di scontri violenti dove trovarono la morte migliaia di soldati. Lì si trova una colonna spezzata con scritto sopra “per non dimenticare”, posta durante il primo ritrovo degli alpini nel 1920.

Sfilano gli alpini… E mentre il passo di marcia si espande, un canto riecheggia nel cuore della donna tornata bambina.
Intatto risale i gradini della memoria:
” Il Testamento del Capitano” :

Il Capitano de la compagnia
E l’è ferito sta per morir
E manda a dire ai suoi alpini
Perché lo vengano a ritrovar
I suoi alpini ghe manda a dire
Che non han scarpe per camminar
“O con le scarpe, o senza scarpe
I miei alpini li voglio qua”
Cosa comanda siòr Capitano
Che noi adesso semo arriva’.
“Ed io comando che il mio corpo
In cinque pezzi sia taglia'”
Il primo pezzo alla mia patria
Secondo pezzo al battaglion
Il terzo pezzo alla mia mamma
Che si ricordi del suo figliol
Il quarto pezzo alla mia bella
Che si ricordi del suo primo amor
L’ultimo pezzo alle montagne
Ché lo fioriscano di rose e fior
L’ultimo pezzo alle montagne
Ché lo fioriscano di rose e fior” (Canto degli alpini).

Ritorna indietro la donna dalle stanze della Storia.
Com’è lontana quella Patria unita in un abbraccio, quella fratellanza che faceva superare il freddo delle trincee! Si moriva desiderando essere coperti da una bandiera, mentre oggi si vilipende e offende il tricolore.

E non si odono le parole, non si vedono i pianti, non si sente il freddo che ogni articolo della nostra Costituzione racchiude in sé.

Il motto del raduno degli alpini di quest’anno (ogni anno ne ha uno diverso) è: “100 anni di coraggioso impegno”.

Sì ci vuole coraggio e impegno affinché non ci si vergogni a chiamare Patria un Paese in cui il sacrificio e la memoria restano solo l’irriso patrimonio di pochi.