SIAMO FUORI DAL TUNNEL

DI- STEFANO ALGERINI

 

Io non so farmi le canne. Nel senso manuale dico: sono un imbranato totale. Un paio di fidanzate nel corso degli anni hanno provato anche a farmi un corso accellerato, ma mi incasinavo: mi cadeva il filtro, la cartina si ribellava, al momento di chiuderla mi trovavo la bocca piena di tabacco… “Va bene Ste, lascia perdere”, mi dicevano scuotendo la testa con l’espressione di Benigni in “Non ci resta che piangere” quando cercava di spiegare a Leonardo l’uso del termometro (“38 è febbre, te l’ha detto prima… No via, vado via, tanto non c’è verso…”) e poi ovviamente poco tempo dopo mi lasciavano. E come dar loro torto, se mancano le basi proprio…

Questo per dire che sull’argomento del giorno non dovrei essere tenuto a parlare. Però una volta tanto voglio fare un’eccezione: sì perchè in effetti, quando erano gli altri ad occuparsi della “preparazione”, io la sostanza psicotropa l’ho provata. Effetti scarsissimi. Ma anche in questo caso probabilmente dipendeva da me: a uno che non fuma le sigarette manca la tecnica di base. Però la cosa era piacevole: c’era quell’atmosfera conviviale, il passaggio di mano, “cio che è mio è tuo”… E insomma quando capitava partecipavo, anche simulando entusiasmo per la qualità del prodotto (“Wowww, ottima! Molto meglio di quella del mese scorso!”). Così quando l’altro giorno, andando nel bar di uno dei miei migliori amici, lui mi ha detto se mi andava di provare la novità che stava commerciando da poco (La Cannabis light) ho accettato con il solito entusiasmo da attore consumato (o consunto). E dunque, in pieno pomeriggio ci siamo messi, seduti fuori dal locale, a fare questa prova. Ed anche se l’odore era inequivocabile nessuno ha chiamato la forza pubblica, le madri nei dintorni non hanno messo al sicuro le figlie, e la città ha continuato a vivere. Mentre noi avevamo la piacevole sensazione di fare una cosa (legale) di stampo molto europeo, se così si può dire. Ah, effetti per me come al solito praticamente zero (faccio schifo, non ho speranze!), però il sapore in bocca era piacevole, e piacevole era anche la sensazione che forse la vecchia Italia potesse permettersi, meglio tardi che mai, un’apertura mentale, sia pure su una cosa piccola come questa.

Solo una sensazione come si è visto dopo l’editto del ministro di ieri, peraltro applaudito da molte meno persone di quante lui stesso probabilmente poteva immaginare quando ha architettato la sparata. La cosa interessante però è che non distante dal bar dell’amico c’è una agenzia di scommesse. Grandina direi: circa un ettaro. All’interno si può scommettere su tutto ciò che si muove in natura, ed anche su quello che non si muove visto che ci sono gli eventi virtuali. E in una parte profonda del luogo c’è un antro oscuro, illuminato solo dalle luci delle slot. Decine di slot, forse un centinaio. Lì dentro si può fumare (le sigarette eh, quelle che non fanno male e non ti portano all’overdose) e quindi l’aria ha una consistenza quasi solida, e l’impressione è che respirare equivalga a bersi un litro di calcestruzzo. Persone che non sembrano né divertitissime né allegrissime fanno su e giù dalle sedie per andare a cambiare bei bigliettoni di banca. Qualcuno vincerà di sicuro ma evidentemente riesce a dissimulare benissimo la gioia, perchè la tristezza regna sovrana. Quello che conta però è che il tutto avviene nella più limpida legalità, senza pericoli per la salute pubblica e le giovani generazioni.

E allora? Cosa vorresti dire con questo “uomo che non sa rollare”?! Niente, se non che siamo un paese strano. Dove il buono e il cattivo si confondono in un orizzonte incerto. Dove tutti, o almeno moltissimi, hanno sicurezze incrollabili, soluzioni definitive e punti di riferimento chiari come stelle polari. Io no, ci tenevo a farvelo sapere. Nel caso (improbabile) che in qualche momento fossi salito ingiustamente nella vostra considerazione. E questo è quanto